IL CASTELLO

Il periodo di grandezza e di gloria durante il quale la capitale del mondo maggiormente rifulse si chiuse colla Repubblica, e la maestà del sistema Repubblicano con gli Scipioni. Dopo la battaglia di Zama(41), quando Roma non ebbe più nemici potenti, e facile divenne mettere le mani su ciò che v'era ancora da conquistare dei paesi sconosciuti, i Romani impinguati delle spoglie dei vinti dieronsi alle gare interne e ad ogni sorta di lussuria da cui furon trascinati poi all'ultimo stadio di degradazione a diventare gli schiavi dei loro schiavi. E fu giustizia che così avvenisse: Dio li pagò della stessa moneta con la quale essi avevano trattate le nazioni.

(41) Zama in Africa ove Annibale fu disfatto da Scipione.

Ma l'ultimo periodo della Repubblica ha in sé qualche cosa di grande. Prima di morire, quella schiatta di giganti (parlo degli ultimi Repubblicani), presenta alla storia un complesso di uomini tali da far giustamente meravigliare. Lucullo, Sertorio, Mario, Silla, Pompeo, Cesare son tali uomini, tali generali, uno solo dei quali basterebbe per illustrare i fasti guerrieri d'una grande nazione.

Se la perfezione fosse possibile all'uomo e Cesare alle sue qualità avesse unita l'abnegazione di Silla, io direi come l'autore della Grandezza e Decadenza dell'Impero romano "Cesare è il più grande di tutti i grandi uomini del mondo".

Di Silla in fatti strenuo generale anche lui questo racconta la storia. Dopo aver voluto correggere i Romani e sottrarli alla corruzione con mezzi terribili sino ad ordinare l'eccidio di ottomila cittadini in una volta, un bel giorno radunò il popolo nel Foro e sedendo in mezzo alla adunanza al posto di dittatore, rimproverò ai Romani i loro incorreggibili vizi, quindi disse loro: "Tenni la dittatura colla speranza di migliorarvi. Oggi mi son convinto che non lo posso. Ritorno privato cittadino, pronto a dar ragione del mio operato a chi me lo chieda". Così dicendo scese dalla tribuna, e si confuse nella folla tranquillo ed altero, mentre dei Romani non uno gli chiese conto di un torto.

E sì a molti dei presenti egli avea ucciso congiunti, amici, fratelli.

Cesare non sanguinario al pari di Silla ma d'un'intelligenza a lui superiore, non seppe imitarne l'abnegazione, si lasciò cullare dalla propria ambizione, e sognò di poter cingere la fronte d'una corona. I pugnali degli ultimi Romani distrussero il suo sogno trafiggendolo a morte.

Sulle rovine della Repubblica sorse l'Impero.

Fra gl'Imperatori ve ne furono dei meno tristi come Trajano, Tito Antonino e Marco Aurelio. La maggior parte però furon mostri che non contenti delle immense ricchezze che possedevano nelle loro condizioni supreme, cercavano ancora usurpare le sostanze altrui, e guai al ricco Romano ch'essi potevano depredare con uno od altro pretesto!