Chi può calcolare quale consolidamento avrebbe ottenuto il Papato se Pio IX continuava nel sistema di riforme iniziato e se identificava la causa sua con quella della Nazione italiana disposta di darsi al diavolo purché il diavolo la costituisse? Eppure la Provvidenza accecò quel vecchio tentenna per il bene di questo povero popolo, e lo lasciò sulla perversa e miserabile via de' suoi antecessori a patteggiare cioè collo straniero, vendendogli vilmente il sangue de' suoi concittadini.

La Nazione italiana vide alla luce del sole il ceffo deforme degli impostori, marciare col crocefisso in mano alla testa delle masnade straniere(47) suscitando dovunque quel brigantaggio che devasta ancora le nostre province meridionali con ogni specie di orribili delitti per tentare la dissoluzione dell'unità nazionale sì felicemente costituita.

(47) Li ho veduti io, marciare alla testa degli Austriaci contro di noi.

Un altro fatto che attesta grandemente il progresso umano della nostr'età è l'avvicinamento dell'aristocrazia al popolo.

Vi sono bensì ancora dei baroni, più o meno duri, più o meno forti e coperti di ferro, che affettano ancora l'alterigia e le prepotenze de' bei tempi del diritto della coscia(48). Ma questi sono pochi e la maggior parte dei nobili e i veramente nobili d'animo si avvicinano a noi, ed accomunano le loro alle aspirazioni nostre.

(48) Antico diritto feudale sui matrimoni, un po' osceno a narrare.

Di tal tempra era il fratello d'Irene. Egli avea bensì fatto l'ultimo tentativo da noi riferito per liberare la sorella che credeva in mano d'assassini, ma quando conobbe che erano tutt'altro gli uomini coi quali aveva combattuto, e Romani, egli sentì orgoglio di tanta bravura de' suoi concittadini. Poi egli doveva la vita a quel magnifico e valoroso soldato della libertà ch'era Orazio e venne a conoscer esser lui lo sposo legittimo di sua sorella, ch'egli teneramente amava.

Allora cambiò concetto. E tutte le suddette considerazioni militarono in favore della nostra Irene quando, riconosciuto il fratello, essa diede un grido di sorpresa e si precipitò ai suoi ginocchi stringendoli fortemente e dirottamente piangendo commossa nel rivederlo, anche perché la presenza di lui richiamavale il genitore perduto che il fratello maggiore rappresentava per l'aspetto e per l'autorità.

Il Principe sollevò Irene gentilmente ed ambi rimasero per più minuti abbracciati, spargendo lacrime di commozione. Orazio, commosso lui pure sino al fondo dell'anima, prese la spada del Principe, per la punta e presentandogli l'elsa gli disse: "Un valoroso non deve essere privo dell'arma". Il Principe l'accettò con gratitudine, e strinse affettuosamente la mano abbronzata del duce della foresta.

E Clelia non l'aveva essa riconosciuto il suo Attilio nel ruggito che avevan mandato agli assalitori? Oh sì! quando il grido di quei dieci fece risuonar le volte del castello e tanto spavento suscitò nell'anima dei papalini, Clelia abbandonò un'arma che aveva allora terminato di caricare e volò a un balcone da dove potè osservare la scena. Essa vide per un istante il volto che portava scolpito nel cuore ma bastò quell'istante per farla felice.