Ed era veramente il nostro Attilio con Muzio, Silvio e sette altri compagni che avevan così bravamente caricate e fugate le masnade del papa.

Silvio conosceva perfettamente il castello di Lucullo e spesso era stato ospite d'Orazio non solo, ma compagno, ed era lui il veicolo di comunicazione tra i liberali di dentro e quelli della campagna. Egli dunque, quando in Roma per parte dei capi liberali si prese la determinazione di pigliare il campo e riunirsi alla banda d'Orazio si pose alla lor testa per guidarli e come s'è veduto, giunse felicemente in tempo per dar l'ultimo colpo alle truppe papaline.

Lascio pensare qual fu la gioia nel castello all'arrivo dei nuovi amici che sì potentemente avean contribuito alla liberazione dei fratelli.

Quante interrogazioni! quanti abbracciamenti, quante richieste di parenti, di fatti, di speranze, di delusioni!

"Mio! mio!" ripeteva Clelia a sé stessa, mentre Attilio, per la prima volta, coglieva un bacio sulla fronte dell'adorata vergine. "Mio! a dispetto della trista caterva dei chercuti e del mondo!".

"Eh! signorina! l'odore della polvere ed il fragore della battaglia vi hanno esaltato alquanto la testolina. Ma ve la passiamo". L'amore vero, sublime, eroico, l'amore che si portavano quelle due angeliche creature, non è egli la vita dell'anima, il fomite di quanto s'opera di grande, l'incivilitore dell'umana razza?

Un bell'acquisto l'avean fatto davvero i liberali nella persona del principe E. Trasformato dalle scene che noi abbiamo descritte, si trovò un altr'uomo intieramente, perché egli, generoso e prode per natura, sentiva nell'anima l'umiliazione della patria ed ardeva di vederla liberata da' suoi oppressori stranieri e chercuti. Educato fuori di Roma ed in condizioni diverse da quelle dei giovani che tenevan nelle mani la trama della rivoluzione Romana ad onta del suo carattere e de' suoi sentimenti v'era rimasto estraneo. Poi per condiscendere al desiderio del padre egli aveva accettato un posto nell'esercito pontificio e si comprende di leggeri che un tale impegno lo allontanava ancora più dai nostri amici.

Ora dai suoi occhi era caduta la benda e senza quell'impaccio egli potè arditamente contemplare tutta la grandezza dell'avvenire italiano. Una nazione sminuzzata in tante parti, e perciò esposta al disprezzo e al ludibrio del mondo vide costituita in un corpo solo, potente, rispettata, come lo fu nei bei tempi di Roma, come la sognarono i grandi italiani di tutte le età.

Appena intravveduta la vita nuova il principe si sentì attratto verso di lei, innamorato de' suoi nuovi compagni e così deciso a rifarsi del tempo perduto, che fece sacramento a sé stesso di vivere e morire per la causa santa del suo paese.

Ricco e potente come egli era e generoso, diventò nel futuro il più forte sostegno dei proscritti, i quali dal canto loro non ebbero che a rallegrarsi d'aver collocata la loro fiducia in quel nobile carattere.