Un altro motivo, diciamolo pure, trattenne il capitano Thompson da certe indulgenze che la professione sua qualche volta permette: ed era, il desiderio di piacere alla Aurelia. Quella buona signora, benché non più sul fiore degli anni, si manteneva abbastanza fresca e grassetta, poi piena di gratitudine alle attenzioni che il capitano le avea prodigate in quel finimondo di tempesta pareva corrispondere un po' ai segni di simpatia non cortigianeschi, ma leali ed aperti dell'inglese il quale ripeteva tra sé stesso un adagio spagnolo imparato a Cadice:
Tiempo d'hambra no hai pan duro(58).
(58) In tempo di fame non c'è pan duro.
E tutto andò perfettamente per i nostri quasi-naufraghi della Clelia, giacché, per lupo di mare che uno sia, la terra co' suoi divertimenti, ed i suoi agi è sempre preferibile ad una tempesta marittima. Giulia andava in estasi dinanzi alla semplicità antica di quegli eccellenti ospiti; Manlio, meditava il concetto di un gruppo in marmo per il suo arrivo in Roma, che rappresentasse la bellissima Giulia sostenente il suo compare barcollante e in procinto di dare del naso in terra. Aurelia e Thompson avean dimenticato la natura intiera tormentati da certo pizzicore, le cui espressioni erano occhiate incendiarie. Così retrocedevano a bordo, accompagnati dall'intiero villaggio con suoni ed evviva generali.
CAPITOLO XLII
LA SOLITARIA
Nell'arcipelago italiano, che comincia al mezzogiorno colla Sicilia, e termina a tramontana colla Corsica, trovasi un'isola quasi deserta. Composta di puro granito, le sue sorgenti d'acqua dolce sono stupende benché non siano in estate abbondanti. L'isola è ricca di vegetazione, non d'alto fusto, non concedendolo le buffere, che la spazzan via senza misericordia. Il guaio dei venti quasi continui e troppo forti vi produce il beneficio della salubrità dell'aria. I cespugli surti nell'interstizio de' massi, sono tutti aromatici; e se ospite su questa terra deserta tu accendi il fuoco senti la fragranza dei rami bruciati imbalsamare l'aria.
Il poco bestiame che pascola, vagando per i dirupi, è basso di statura, ma robustissimo. Così i pochi suoi abitatori, i quali vivono non splendidamente ma in un'abbondante agiatezza, coi prodotti della pesca e della caccia, un po' coll'agricoltura, e molto mercé la generosa provvidenza d'amici che dal continente inviano il necessario.
Il numero ristretto degli abitanti rende superflui Governo e Polizia. L'assenza dei preti è la maggior benedizione dell'isola. Dio vi si adora come si deve, col culto dell'anima, senza sfarzo, nel grandioso tempio della natura che ha il cielo per volta e gli astri per luminari.
Il capo della famiglia, che primeggia in quell'isola, è un uomo come gli altri, colle sue fortune e i suoi malanni. Ebbe la sorte di servire qualche volta la causa dei popoli servi come qualunque mortale, ha la sua dose di difetti. Cosmopolita, egli ama però svisceratamente il suo paese, l'Italia, e Roma, con idolatria. Odia i preti, come istituzione menzognera e nociva, ma il giorno in cui spoglino il lor carattere, malignamente buffone, e tornino uomini, egli è pronto ad accoglierli e perdonare i loro errori passati. Professa idee di tolleranza universale e vi si uniforma, ma i preti, come preti non li accetta perché egli non intende siano tollerati malfattori, ladri e assassini; e considera i preti quali assassini dell'anima, peggiori degli altri.