Uno squadrone di dragoni, truppa scelta, bellissima gente, formava l’avanguardia, e mentre difilava il lunghissimo seguito di sacerdoti, di confraternite, di beghine, di graduati pontificii, ecc., lo stesso squadrone staccava dei singoli militi sui fianchi che coadiuvavano gli alabardieri in livrea a mantenere la moltitudine accalcata a destra e a sinistra e ad impedirle d’invadere lo spazio della strada che dovea percorrere la processione.
Il centro della lunga fila di ceri era occupato da due battaglioni di fanteria ordinati in colonna colle loro musiche in testa, e tra un battaglione e l’altro marciava un carro di trionfo riccamente addobbato e tirato da sei bianchi cavalli adorni di superbi arnesi. Il superbo padiglione che copriva il carro era sostenuto da quattro colonne inghirlandate con squisite dorature, ed i sedili dello stesso ricoperti di finissima e candida seta, abbarbagliavano nel fissarli. E su quei sedili? sedevano a destra e a sinistra due preti, ambi conosciuti da noi; a destra il generale dei gesuiti, ed a sinistra il più astuto di quella setta—monsignor Corvo—sul davanti un vecchio a bianca capigliatura sul volto del quale scorgevansi i segni dell’atroce tortura. Al posto d’onore stavan due donne coperte da bianco velo, e candidissimo era tutto il resto dell’abbigliamento. Dalla statura, dal portamento della persona e dalla corvina capigliatura, esse parevan sorelle; gli occhi e l’impronta degli anni era difficile discernere da lungi sotto il velo sottile. Ma da vicino, anche attraverso le maglie del mussolino, chi avrebbe potuto sostener la scintilla che sfavillava dagli occhi nerissimi delle due giovani trionfatrici? Chi eran desse? Lo sapremo presto.
La processione procedeva maestosa, solenne, com’al solito si eseguiscono le pompose mascherate della negromanzia, e siccome credo gl’impostori sian sempre stati gli stessi e colle stesse propensioni in tutti i tempi, mi figuro essere stato il mondo composto sempre di cretini e di furbi, dagli oracoli dei Greci agli aruspici dei Romani e sino ai roghi degli odierni chercuti. Diviso il mondo, dico, tra carogne e birbanti.
Ma che diavoleria è succeduta nell’ordinata, solenne maestosa processione dei preti! Che baccano nella moltitudine! baccano tale che nella folla, come energumeni, si precipitavan gli uni sugli altri, dimodochè, grandissima essendo la calca, i primi verso i processionanti spinti da quei di dietro si rovesciavan sui ceri, ed i ceri gli uni sugli altri, e questi sulle beghine, delle quali alcune accesero le gonne, altre le cuffie, infine un finimondo!
I preti poi, che per le beghine hanno la calamita, massime se giovani e belle, si lanciavan al soccorso delle loro predilette con un eroismo veramente degno dei tempi antichi di Roma.—E si raccontarono poi dei fatti di coraggio non mai intesi nelle storie sacre dai Maccabei a Ignazio di Loiola e Domenico di Guzman.
La catastrofe era stata cagionata dal grido di una delle due donne nel carro trionfale, e la voce che come un fulmine colpì la moltitudine, fu «Lina! Lina!» e questa voce era stata contraccambiata nella folla con quella di: «Marzia!»
E veramente, povera Marzia, essa avea riconosciuto l’amica quasi sorella ed accanto a questa il diletto del suo cuore, unica speranza nell’esistenza sua sventurata, non nominato da lei, ma compreso nel nome della bella alpigiana.
Lo arrovesciarsi poi della calca sugl’incappucciati e le povere beghine, aveva avuto origine dallo slanciarsi della Lina verso il carro, movimento che, seguìto dal robustissimo P..., avea spinto la moltitudine sulla processione.
Per colmo di disordine, vedevansi altri individui, all’apparenza ben maneschi, che cercavano di avvicinare il nostro P... colla sorella e probabilmente per aiutarli a menar le mani ove occorresse; questi altri non erano se non quella bagatella di Nullo e Torquato, da cui non lontano trovavansi Muzio con non pochi Romani; di quella gente che i fogli ufficiosi ed ufficiali chiamano amanti del disordine e che non sono in sostanza che insofferenti del privilegio e delle lussurie dei sedicenti grandi o ministri di Dio.
E guai! se quel movimento dei nostri fosse stato preparato preventivamente. Ne sarebbe risultato almeno un’insalata di chercuti, di beghinume, di sgherri che procedevano al sacrificio di due sventurate creature per la maggior gloria di Dio.