«Ma fu un sacerdote, il mio curato, un ministro di Dio che mi condusse all’urna».—Sì, e ci vuol molta matematica per conoscere che un prete è un impostore?
No, non vi è discolpa: per esser libero, bisogna esser onesto—meritare di esserlo, in poche parole!
Trascinato qualche volta da scetticismo o da misantropia, io maledirei d’esser nato, d’appartenere a questa famiglia di scimmie, sì poco degne di libertà! e che tanto libertà millanta anche quando incatenata per il collo! Ma considerando poi che sono anch’io della famiglia, che ho commesso degli errori anch’io, e che ho la mia dose di presunzione, per amor proprio sono alquanto più condiscendente cogli altri.
Comunque, difettoso come sono anch’io, non ho mancato di ascoltar la voce della ragione, e seguirne i dettami.
Io l’ho capito che il consorzio del dispotismo e del prete, ambi basati sul godimento delle sostanze altrui, non potea sostenersi che con la menzogna e la corruzione.—Il dispotismo mascherato da liberale o no, e attorniato di avidi satelliti comprime le aspirazioni dei popoli colla forza; ed i preti, suoi protetti, coadiuvano il consorte pervertendo le masse. Libertà (come Giano) è una dea bifronte, ed in ciò somiglia alle sorelle giustizia e legge.—In Italia, per esempio, voi avete una caterva di servi che con aria di buona fede mi millantano la libertà, le leggi, la giustizia, come benefizi sacrosanti in questa nostra venturosa penisola.
Ebbene: guardatemi il primo articolo della legge fondamentale dello Stato: una menzogna!
Per libertà, chiedetelo ai giornali che ardiscono dirla: giustizia! Domandatene notizie al prode colonnello Lobbia: giustizia!—Io ho veduto un povero milite passato per le armi, per aver rubato una pistola da servirsene per una causa santa.—E Badinguet (Bonaparte) acclamato dal gran popolo della Bretagna, egli che rubò soltanto alcuni milioni, e fece uccidere milioni d’innocenti!
Giustizia! Leggi!—L’Europa ha una massa di legislatori, che ciarlano da mane a sera, ed assordano il mondo; ed il mondo non ha mai avuto un bordello simile a quello che presenta l’odierna colta e legislativissima Europa.
E Marzia? Povera Marzia! sì bella, dotata di un cuore d’angelo e di leone, un’eroina da illustrare un grande popolo, preda sventurata degli scarafaggi umani, che hanno torturato il canuto genitore, che la torturarono e la prostituirono! Anatema! Maledizione!
E vi è un popolo che si tenne per il maggior di tutti i popoli, i di cui individui apprezzavano il titolo di cittadino romano, non quello di monarca.