Corvo, disperando del successo, prese la campagna, avviandosi verso Isernia, uno dei centri del sanfedismo.

Le superbe popolazioni Sannite che abitano tutto quel pezzo scosceso d’Apennino che limitano il Volturno ed il Sangro ad ostro, ed il Lazio a settentrione, fiere ed indipendenti come i loro antenati, mantenute come sono, nell’ignoranza dal prete, esse sono come le Calabre, la più ricca messe della fellonia chercuta, e sono quelle che danno i più famigerati briganti, di cui il clero dispone assolutamente.

Tra quelle orribili gole, ove capitolava e passava sotto le forche Caudine l’esercito Romano, e fra codeste bellicose popolazioni internavasi il gesuita, come se volesse nascondersi da tante vergogne, e sicuro di trovar pascolo alle infernali sue disposizioni.

Il perverso avea più d’un incentivo nella sua impresa. Egli serviva la causa a cui avea dedita la sua scellerata esistenza, ed abbiam veduto in che modo, ma più di ciò egli era solleticato dalla speranza di potersi vendicare dei rapitori delle sue donne;—per cui egli sentiva qualche cosa dentro che non sapeva spiegarsi, ma qualche cosa che lo attraeva e lo spingeva irrevocabilmente verso quelle sue vittime.

Nelle sue peregrinazioni reazionarie, l’astuto settario di Loiola non avea mancato di occuparsi della marcia dei fuggenti da Roma e per mezzo d’agenti sicuri egli avea seminato d’insidie e d’ostacoli il cammino dei nostri cari.

L’Italia, nella cieca noncuranza in cui si dondola, non si capacita di ciò che ponno i preti nelle campagne. Non esiste il benchè minimo villaggio ove risiede un prete, che non sia un focolare di reazione, una scuola d’ignoranza e di tradimenti alla patria.

Che lasci l’Italia i preti come sono oggi (1871) e che tenti di sostenere una guerra contro lo straniero, ed essa vedrà ciò che le succede con codesti assassini domestici. Nel periodo in cui scriviamo, la congiura clericale lavorava nell’ombra, a Napoli, in Sicilia, ed in tutti i paesi conquistati dalla rivoluzione, vicino ed a mezzogiorno della Metropoli; ma al settentrione di questa, ove esisteva tuttora l’autorità regia, e massime nelle vicinanze della frontiera romana, ardeva fierissima propaganda contro di noi, e codesti forti, ma ignoranti contadini, ovunque adunavansi per ostilizzarci.

Corvo posò il suo quartier generale ad Isernia, città importante del Sannio, e di lì munito come era di pieni poteri da Roma e dal Borbone, ramificò la sua rete reazionaria in tutti i dintorni.

NOTE:

[56] Il Padre Secchi.