Nullo aveva alla sua destra Lina che portava in anca Marzia gravemente ferita in una spalla.—Egli portava Virginia ferita nel petto; Muzio e P... avevano ciascuno un ferito. P..., che non volle abbandonare il posto d’onore dell’avanguardia, aveva con sè il suo tromba con il braccio destro rotto da una palla ed impugnando l’istrumento colla sinistra. Al momento di principiare la marcia, un’ultima disperata carica dei borbonici obbligò la piccola colonna dei liberi a fermarsi. Ma trovati in ordinanza ed eseguendo l’ordine di non scaricar le armi che a bruciapelo, le due fila di fuori—i nobili figli della libertà italiana—cacciarono i soldati del prete come polve, e ciò permise loro d’imprendere subito dopo la marcia meno molestati.
Un incidente, favorevole ai nostri, successe pure nell’ultima carica del nemico. Il gesuita, disperato, furibondo di vedere fuggire le prede, tanto fece da persuadere i capi del suo esercito di tentare un’ultima carica. Ma i suoi soldati, già stanchi ed impauriti dall’intrepidezza dei nostri, abbiam veduto come se la svignarono a gambe, e s’udirono varii dei fuggenti, tanto acciecati dal terrore, che passando vicino ad una pianta e prendendola per un nemico, gridavano: «Signor liberale: mi arrendo, mi arrendo!»
Non fu la sola fuga degli avviliti cafoni, la fortuna del valoroso avanzo dei trecento; ma Corvo stesso, che, come capo supremo, trovavasi a cavallo, e che, rabbioso di non poter spingere i suoi all’assalto, s’era avanzato primo, e venuto alle mani con P..., più forte e più svelto di lui, fu rovesciato da cavallo da una sciabolata attraverso il muso, e consegnato prigioniero nel centro della colonna.
Fu valevole cattura quella del Loiolita; ed alcuni dei villici, che, più vicini a lui, l’avevano veduto cadere, lo diedero per morto; e colla perdita del capo ebbero pretesto di ritirata tutti quei paesani, che preferivano certamente una cena in seno alle loro famiglie—alle avventure guerresche, nelle quali erano stati trascinati dai preti, ed alla gloria del paradiso.
Non così i cacciatori dell’esercito borbonico: trincierati dietro alle barricate, essi sostennero tenacemente l’urto della colonna dei liberi; e solo dopo una mischia accanita, essi volsero le spalle e si arrampicarono sulle falde dei monti, di dove danneggiarono ancora per un pezzo i nostri, e ne turbarono la marcia.
NOTE:
[58] Nell’ultima guerra nord-americana un milite a cui dovevano amputare una coscia, chiese un violino e si mise a suonare mentre l’amputavano.—Il maggiore Brida al combattimento di Melazzo, ferito al collo, cadeva gridando: «Viva l’Italia!»