Comunque, egli eccitava a tutta possa i borbonici all’assalto. Correva dalle fila dei cafoni ai cacciatori esortandoli in nome del re, ch’ei disprezzava, della religione, ch’egli irrideva, ed in nome del diavolo! Prometteva onori, paradisi, ricompense, e qualche volta ricorreva anche a dei rimproveri, a degli improperii e a delle bestemmie.
Egli capiva che colla notte sarebbersi raffreddati i suoi poco agguerriti villici, e voleva tentare ad ogni costo il finale esterminio del pugno di valorosi che gli stavano di fronte, che finalmente egli non poteva nascondere a se stesso una profonda ammirazione per essi ed un orgoglio d’avere concittadini tali!... A che fatale e tremenda condizione conducono le vocazioni ed i giuramenti dei preti!...
«Caricate» egli gridava «caricate quei pochi scomunicati che restano! Macellateli! voi avrete fatto opera gradita al Dio degli eserciti che combatte con voi; non le vedete le legioni d’angioli, colle loro spade di fuoco, che incendiano, abbagliano, distruggono i maledetti nemici del re e della santa religione?»
Sapeva di mentire! ma era prete ancora!
I cafoni, che colla paura in corpo degl’intrepidi e valorosissimi avversarii, vedevano tutto doppio, non scorgevano angioli certamente, ma nella loro immaginazione esaltata non mancavano d’essere eccitati dalle parole ardenti dell’energumeno! Avanzavano con grida furiose contro i liberali; ma questi, impavidi, li lasciavano avvicinare per caricarli e respingerli in confusione.
La notte favorevole ai ladri ed agli amanti, lo è anche qualche volta ai coraggiosi che sanno aspettarla intrepidi quando, sopraffatti da numero grande di assalitori, sarebbe pericolosissimo il ritirarsi davanti a loro di giorno; chè la ritirata volgerebbesi certamente in sconfitta, senza contare il gran numero di perdite che ne risulterebbe. E tale fu il caso di codesto eroico avanzo della gioventù romana.
In un momento di tregua, concesso per motivo dell’imminenti tenebre della notte, Nullo, riunito a Muzio ed a P... leggermente feriti, disse loro: «Noi dobbiamo operare una marcia degna dei Mille e dell’Italia. Gli ottanta uomini circa che ci restano illesi, noi dobbiamo ordinarli in quattro sezioni ed in colonna serrata, assaltare il nemico di fronte e proseguire per lo stradale, con marcia tanto celere quanto sarà possibile, sino a raggiungere Tora ove, senza dubbio, noi troveremo il nostro prode Chiassi con un battaglione dei nostri.—I feriti!»—e qui un mortale sudore inondò il volto del guerriero ed un freddo brivido gli corse per tutto il corpo.—«I feriti, coloro che possono marciare, seguiranno la colonna, ognuno dei nostri cavalli porterà due dei feriti nelle gambe; i mortalmente feriti!...» Qui Nullo non potè proseguire le istruzioni.
Meglio distruggerli sarebbe stato! essi sarebbero morti lo stesso, ma senza insulti, senza raffinatezza di tormenti, senza essere torturati dalle iene fanatiche assetate del loro sangue.
Bello è l’uomo che si sacra alla morte per una causa santa! E fattone il proponimento, egli la affronta con rassegnazione, colla tranquilla ilarità d’uno sposo![58]
Che Dio (l’Infinito) benedica gl’italiani che nell’anima generosa nutriranno il sacro proposito di non lasciare mai più la loro bella patria ludibrio di soldato straniero!