Già nella notte avevo telegrafato al generale Bixio di portarsi colla sua divisione verso Caserta Vecchia: e quel valoroso capo mostrava all’alba la maggior parte de’ suoi battaglioni sulle alture, alla sinistra del nemico.
Il generale Sacchi, che occupava le posizioni verso il Volturno, tra Monte S. Angelo e Caserta, collo stesso ordine e colla stessa solerzia, comparì pure alle spalle del nemico, pronto a caricarlo. Dimodochè i borbonici trovaronsi rinchiusi in un cerchio di ferro, e furono quasi tutti obbligati ad arrendersi.
Nel 2 ottobre 1860, ebbe compimento la gloriosa spedizione dei Mille. L’esercito regolare italiano, che secondo Farini[61] «aveva la missione di combatterci—per impedire alle armi della giustizia di giungere almeno sino a Roma» ci trovò amici; e comunque sia, io sono fiero di non essermi lordato del sangue di quei miei concittadini, anch’essi, finalmente destinati, per la maggior parte, ad abbassare l’insolenza dello straniero, che le nostre discordie avevano assuefatto a disprezzarci.
NOTE:
[60] Ricordo fra le frazioni di corpi, che marciarono con me, i bravi calabresi di Stocco. Quel prode generale era stato ferito a Calatafimi, e non ricordo se si trovasse in quel giorno a Caserta.
[61] Dispaccio di Farini a Bonaparte.