Il «Siate tutti soldati, tutti ufficiali, tutti generali» del Mazzini, significa «Siate tutti una Babilonia!»

Cozzo! Pare impossibile; la terra dei gesuiti e dei preti—l’Italia—partorisce anche i Cozzi—quelle antitesi così pronunciate del malvagio!

Io l’ho veduto Cozzo—bello come una fanciulla e giovanissimo.—Cozzo che non s’è mai presentato che al momento del pericolo—e nel pericolo sempre tra i primi, io l’ho veduto a Caserta—morente—col petto rotto da una palla borbonica—e baciai cogli occhi umidi quella fronte d’angelo!

Egli sorrise vedendomi—d’un sorriso che terrò scolpito nell’anima fino alla morte—e pronunciò le ultime solenni parole: «Io sono felice d’aver dato la vita al mio paese!».

E tutte le provincie italiane possedono i loro Cozzi da non esser superati da nessuna casta nel mondo.

Cotesti superbi rappresentanti dell’abnegazione, del decoro, del martirio, della dignità umana scaturiscono dalla folla di quella moltitudine corrotta che serve di piedestallo alla menzogna ed alla tirannide—e qualche volta la dominano e la guidano verso il bene—ma spesso vi rimangono travolti, superchiati, sinchè i cilicii e le battiture la riconducono ancora sulla via tracciata dai liberatori.

Ogni provincia possiede alcuno dei prototipi della nobile Legione—e l’Italia ne può andar orgogliosa.—Essa mai è meno dei Mille, ma il giorno in cui la gioventù italiana capisca, quanto sia grande il titolo di militi di quella incomparabile Legione—in quel giorno: Addio menzogna e tirannide.—La libertà riscalderà, vivificandola, questa terra delle grandi glorie, e delle grandi sventure!

Era la mezzanotte, quando Cozzo, dopo di aver riunito i cinquanta coraggiosi figli di Palermo, marciava risoluto all’assalto di Castellamare, presidiato da cinquecento uomini—da molta artiglieria—e colla parte del mare protetta dalla flotta borbonica, schierata a poca distanza.

I Borbonici apprezzavano giustamente la posizione di Castellamare—sia per la facilità di poter sbarcare al sicuro ogni specie di sussidio d’uomini, armi e vettovaglie—sia per facilitare la ritirata delle guarnigioni di Palermo sulla base dell’imponente flotta.

E perciò mantenevano quel propugnacolo della loro tirannide, molto provvisto dei migliori soldati, d’armi, di munizioni, e d’ogni specie di cose necessarie.