E non è forse questo stato anormale, che mantiene la rivoluzione in uno stato latente, ma inevitabile?
Le lezioni dell’Impero Napoleonico a nulla han servito dunque! Poichè si vedono i governanti, alunni di quello, marciare come prima alacremente verso l’abisso seguendo il sentiero tracciato dall’uomo che rovinò la Francia.
Io non capisco come si chiamino conservatori gli uomini che appartengono a tale sistema.
Cosa diavolo conservano? il marciume, ma questo—entrando nell’appannaggio dei vermi—porta già l’impronta d’uno schifoso passato.
Cotesti conservatori siedono perennemente sul cumulo di un vulcano, i di cui crateri tempestano sotto i loro piedi, e finiranno, riunendosi in uno solo, coll’esplodere la montagna ed inghiottirli nelle latebre della terra.
Io ho la coscienza di non appartenere a setta nè a partiti—vorrei vedere il mio paese prospero e rispettato—vorrei vedere gli uomini del capitale conformarsi ai progressi dei tempi presenti—e persuadersi che le masse d’oggi non devonsi guidare cogli espedienti del passato.
In tutti i tempi, quasi, i popoli si son governati coll’ignoranza e la violenza—cioè coi preti e coi soldati.
«Porque tal es mi voluntad—yo il Rey!» era la firma del re di Spagna.
«L’Etat c’est moi» diceva Luigi XIV.
La Spagna e la Francia provano oggi che quei tempi son passati—e se si pensa alle convulsioni cagionate dalla cecità ed ostinatezza di quei signori—credo i conservatori moderni, che somigliano certamente agli antichi—si persuaderanno di conservar nulla alla fine—e le nazioni pure procureranno di non ritentar le prove spaventose.