Perchè dunque non evitar il pericolo?

Sarebbe cosa facile: i tanti che mangiano per cinquanta, contentarsi di mangiare per venticinque.

Per persuadersi che i tempi sono cambiati, date un colpo d’occhio all’Austria. Chi non preferisce oggi la condizione d’un onesto contadino a quella ormai ridicola di cotesto imperatore e re?

Non vi par di vedere un cacciatore, cui una caduta ha mandato la gabbia in pezzi, faticantesi a correr dietro agli uccelli fuggiti e ben contenti di seguir ognuno la loro via liberissima nello spazio?

Poveri imperatori! Ed è strano vederne dei nuovi che—per la sventura umana—si aggraffano a troni putridi e maledetti.

Il lavoro presente avrà certo l’impronta della trascuratezza—per tanti motivi, ai più conosciuti—e per esser stato ripreso tante volte.

Finisco contando sulla vostra simpatia nel credere ch’io avrei desiderato d’esser capace di far meglio.

Caprera, 21 e 22 gennaio 1873.

G. Garibaldi.