E qui giova ricordar pure che nessun soccorso d’armi o di munizioni ci venne dai legni da guerra ancorati nel porto e sulla rada, compresa una fregata italiana, su cui il comandante cacciò un mio messo, senza volerlo ascoltare. In quei giorni solenni in cui avremmo pagato a peso di sangue alcuni mazzi di cartucce!
Se ben mi ricordo, si comprò un vecchio pezzo di ferro da un bastimento greco.
Comunque, la fortuna arrideva al coraggio ed alla giustizia. Si fabbricava una cartuccia e si tirava. Le fucilate nemiche all’opposto sembravan grandine, ma i militi della libertà non le temevano, ed impavidi progredivano colle barricate verso il covile dei mercenari.
I generali nemici spaventati da tanto eroismo cercavan di capitolare, ed una prima conferenza a bordo dell’Annibal, ammiraglio Mundy, ebbe luogo tra il capo dei Mille e loro.
Qui vi è da osservare pensando che il capo dei Mille—trattato da filibustiere sino a questo punto—divenne ad un tratto Eccellenza, titolo ch’egli ha sempre disprezzato come uno dei simboli dell’imbecille orgoglio umano. Tale è la bassezza dei potenti della terra,—quando colpiti dalla sventura.
La conferenza a bordo dell’Annibal ebbe per risultato la proroga dell’armistizio. Ma le altre condizioni proposte dai generali borbonici erano state inaccettabili. Facendosi però più trattabili ogni giorno i suddetti generali, si conchiuse finalmente una capitolazione, con cui l’esercito borbonico obbligavasi d’imbarcarsi fra un numero determinato di giorni, abbandonar la Sicilia e non tenervi che le cittadelle di Messina, Agosta e Siracusa.
Si rimaneva quindi padroni dell’Isola intiera, meno le tre fortezze suaccennate, ed a ciò avea contribuito anche molto l’adesione quasi simultanea di tutte le città della Sicilia alla splendida rivoluzione.