Panteon delle maggiori grandezze umane, ed oggi fatta lupanare d’ogni schiuma di ribaldi dell’universo.
E tale doveva esser la sorte dell’orbe!
Calpestando sotto i suoi piedi d’acciaio le nazioni, e dalle nazioni precipitata all’ultimo grado della scala umana.
Papi ed imperatori altro non furono che carnefici della giustizia suprema!
Eppure m’inchino davanti a te, Roma!... perchè in te spero, in te che lavata dall’immondizia di cui sei insudiciata, oggi riapparirai risplendente dell’aureola della libertà come a’ tempi de’ tuoi Cincinnati, non più per aggiogar le nazioni, ma per chiamarle alla fratellanza universale.
Nel tuo seno sono convenuti, è vero, i due genii malefici all’umanità, l’impostura e la tirannide, ma che monta? cadranno davanti alla fatale spada della giustizia.
I popoli camminano a passo di testuggine, è vero, ma progrediscono[20]; quei signori che un giorno non avrebbero degnato la plebe d’uno sguardo, oggi l’accarezzano per timore che si ricordi dell’insanguinato loro albero genealogico e della propria potenza.—Potenza! ma..... potenza del bue o del cammello.
In una delle aule del Vaticano, ove il generale dei Gesuiti (generale, eh!..... non c’è male per i modesti sedicenti discepoli del Giusto!) teneva il suo ufficio, eran adunati in tre: il generale, il suo primo segretario, pezzo grosso, ed il nostro conosciuto monsignor Corvo che li valeva tutti e due per malvagità ed astuzia.
I tre si sedettero e misuraronsi coll’occhio volpino, da capo a piedi, senza un sorriso, perchè cotesta è gente che non sorride, nemmeno coll’amante, o se sorride qualche volta, quello è sorriso del coccodrillo. Essa non ama, non compiange, ma odia con tutta l’intensità di cui è capace il cuor umano, e sacrifica, se fosse nelle sue mani, l’intiera umana famiglia, per soddisfare vizii ed ambizione.
«Il fine giustifica i mezzi.» Misurate tutto l’enorme cinismo di questa massima del gesuitismo, d’una setta la cui aspirazione è il cretinismo ed il servilismo dell’uomo che non è gesuita, ed avrete un’idea della sua nefandezza. Infine: dominare i potenti massime con la confessione, e con loro il mondo.