Il difetto di non esser istruiti seriamente nelle cose, e nella storia patria è generale in Italia ma in particolare a Nizza, città limitrofa, e sventuratamente tante volte sotto la dominazione Francese.
In cotesta mia città natìa, sino al tempo in cui scrivo (1849) non molti sapevano d'esser Italiani; la grande affluenza di Francesi, il dialetto che tanto si somiglia al provenzale; e la noncuranza de' governanti nostri — del popolo occupandosi solo di due cose: depredarlo e toglierli i figli per farne dei soldati — tutti motivi da spingere i Nizzardi all'indifferentismo patriotico assoluto — e finalmente a facilitare ai preti ed a Buonaparte lo svellere quel bel ramo dalla madre pianta nel 1860.
Io devo dunque, in parte, a quella prima lettura delle nostra storia — ed all'incitamento di mio fratello maggiore Angelo — che dall'America mi raccomandava lo studio della mia — e più bella tra le lingue — quel poco che sono pervenuto ad acquistarne.
Io terminerò questo primo periodo della mia vita, colla laconica narrazione d'un fatto — primo saggio dell'avventure avvenire.
Stanco della scuola, ed insofferente d'un'esistenza stanziaria, io propongo un giorno a certi coetanei compagni miei, di fuggire a Genova — senza progetto determinato — ma in sostanza per tentare fortuna — Detto fatto: prendiamo un batello, imbarchiamo alcuni viveri, attrezzi da pesca — e voga verso levante. Già erimo all'altura di Monaco — quando un corsaro mandato dal mio buon padre — ci raggiunse, e ci ricondusse a casa, mortificatissimi.
Un abbate, avea svelato la nostra fuga — Vedete che combinazione: un abbate l'embrione d'un prete — contribuiva forse a salvarmi — ed io tanto ingrato da perseguire quei poveri preti — Comunque un prete è un impostore — ed io mi devo al santo culto del vero.
I miei compagni d'impresa di cui mi sovvengo, erano: Cesare Parodi, Raffaele Deandreis — e non ricordo gli altri.
Qui mi giova ricordare la gioventù Nizzese: svelta, forte, coraggiosa — elemento magnifico per disposizioni di genio, sociale e militare. Ma condotta disgraziatamente su perverso sentiero — prima dai preti — secondo dalla deprevazione importata dallo straniero, che ha fatto della bellissima Cimele dei Romani la sede cosmopolita d'ogni corruzione.
CAPITOLO III. I miei primi viaggi.
Oh! come tutto è abbellito dalla giovinezza ardente di lanciarsi nelle avventure dell'incognito! Com'eri bella, o Costanza![1], su cui dovevo solcare il Mediterraneo, quindi il Mar Nero, per la prima volta!