Io ho passato il periodo dell'infanzia — come tanti fanciulli, tra i trastulli, le allegrezze ed il pianto — più amico del divertimento che dello studio.

Non aprofitai il dovuto delle cure, e delle spese in cui s'impegnarono i miei genitori per educarmi — Nulla di strano nella mia giovinezza — Io ebbi buon cuore — ed i fatti seguenti, benchè di poca entità lo provano.

Raccolto un giorno al di fuori un grillo, e portatolo in casa — ruppi al poveretto una gamba nel maneggiarlo — me ne addolorai talmente — che rinchiusomi nella mia stanza — io piansi amaramente per più ore.

Un'altra volta, accompagnando un mio cugino a caccia nel Varo — io m'era fermato sull'orlo d'un fosso profondo — ove costumasi d'immergervi la canapa — ed ove trovavasi una povera donna lavando panni.

Non so perchè — quella donna cadette nell'acqua a testa prima, e pericolava la vita. Io, benchè piccolino ed imbarazzato con un carniere — mi precipitai, e valsi a trarla in salvo.

Ogni qual volta poi trattossi della vita d'un mio simile — io non fui restìo giammai — anche a rischio della mia.

I primi miei maestri furon due preti — e credo l'inferiorità fisica e morale della razza Italica, provenga massime da tale nociva costumanza. Del Sig.r Arena terzo mio maestro, d'Italiano, calligrafia, e matematica — conservo cara rimembranza.

Se avessi avuto più discernimento — ed avessi potuto indovinare le future mie relazioni cogli Inglesi — io avrei potuto studiare più acuratamente la loro lingua, ciocchè potevo fare col mio secondo maestro il padre Giaume — prete spregiudicato, e versatissimo nella bella lingua di Byron.

Io ebbi sempre un rimorso: di non aver studiato dovutamente l'Inglese — quando lo potevo — rimorso rinnato in ogni circostanza della mia vita in cui mi son trovato cogli Inglesi.

Al terzo laïco istutore il signor Arena, io devo il poco che so, e sempre conserverò di lui, cara rimembranza — sopratutto per avermi iniziato nella lingua patria, e nella storia Romana.