In quel passo, alcuni de' più coraggiosi — dopo aver passato — vollero far testa — e lo avrebbero potuto essendo esso assai arduo — e fermarono la cavalleria nostra — Ma i nostri legionari alla voce: «di cartucciere al collo, e avanti» si precipitarono nell'acqua come tanti demoni, e non vi fu più resistenza —

Io mai, mi son potuto spiegare: perchè il Colonnello Lavalleja, avea stabilito il suo campo, sulla sponda sinistra del Tapebì — invece della destra — ove, certo, avrebbe potuto fare molto maggior resistenza — massime costruendo alcune opere volanti sul passo stesso —

La sponda sinistra era verso il Salto — e probabilmente non entrò nel criterio del vecchio e bravo colonnello, che pochi marini, e militi nuovi, potessero fare una marcia di venti miglia in una notte — e giunger a combatterlo — Oppure, conscio dell'avvicinarsi dell'esercito vittorioso d'Urquiza — non supponeva che fossimo capaci d'abbandonar il Salto — Il fatto sta: che in guerra le precauzioni son sempre poche. Il trionfo fu completto — la fanteria tutta, in numero di circa dugento — rimase in potere nostro — ed alcuni di cavalleria — Tutte le famiglie del Salto, trascinate fuori dei loro focolari — con numeroso treno d'ogni specie di vettovaglie in 34 carri — estratti pure dalla città — Infine gran numero di cavalli, per noi preziosissimi —

Fra le prede, la più rara, e stimabile fu un cannone di bronzo da sei, fuso a Firenze nel medio evo da un certo Cenni — e che probabilmente era giunto nel Rio della Plata, coi primi spagnuoli al tempo della scoperta — o coi Portoghesi —

Era lo stesso cannone, che avea fatto fuoco all'Hervidero contro noi, e che smontatosi in quella notte di conflitto trovavasi in reparazione nel campo —

Il nostro ritorno al Salto fu una marcia trionfale —

Ci benediva la popolazione, reintegrata nelle proprie case, e tale vittoria ci acquistò meritata reputazione, costituendo il nostro piccolo corpo di sbarco: forza delle tre armi capace di tener la campagna —

CAPITOLO XLIII. Arrivo d'Urquiza.

L'impresa del Tapebì, era stata eseguita colla prontezza possibile — dopo il fatto d'armi, e dopo di aver raccolto quanto fu possibile, di ogetti utili, cavalli, armi, ecc. — si riprese la direzione del Salto — e ben valse tale celerità — Siccome, ho già accennato: il nemico aspettava riforzo; e tale riforzo, era niente meno; che l'esercito vittorioso del generale Urquiza — che tornava da sbaragliare quello del Generale Rivera all'India muerta, e che s'incamminava verso Corrientes per combatterne l'esercito —

Vergara che ne facea la vanguardia, comparse alla vista del Salto, il giorno seguente al nostro ritorno, e ci tolse alcuni cavalli sparsi nel pascolo dei dintorni.