Si poteva fuggire, farsi maccellare, sino all'ultimo — ma non ritirarsi — Con 180 fanti non è possibile una ritirata di sei miglia, con 300 di buona fanteria nemica colle bajonette nelle reni, e circondati da 900 a 1200 de' primi cavalieri del mondo — La voce di ritirata in tale impegno, è condannabile — è codarda! Bisognava combattere, e si combattè come uomini che preferivano morte onorata — alla vergogna!

La tapera, in cui ci trovavamo, conservava vari travicelli, che avevano servito alla parete d'antico edifizio di legno — Ad ogni travicello in piede, dunque si pose un legionario — Il restante, formando tre piccole sezioni, fu collocato in collonna, dietro l'edifizio, e coperto dalle mura in mattoni, della testa settentrionale dello stesso edifizio, a guisa di stanza, capace di contenere una trentina d'individui — e coprendo quasi intieramente, la testa della piccola nostra collonna —

Alla destra della fanteria, si collocò Baez, colla cavalleria — mettendo a piedi gli armati di carabina — e rimanendo a cavallo i lancieri — Avevimo circa cent'uomini di cavalleria, e cento ottanta sei legionari — Il nemico aveva novecento uomini di cavalleria (vi fu chi assicurava: esser la cavalleria nemica, in numero di 1200), e trecento di fanteria —

Uno scampo solo v'era per noi: respingere, e debellare la fanteria nemica, — Io me ne persuasi, ed a tale intento volsi ogni sforzo nostro —

Se quella fanteria nemica, invece di caricare in linea di battaglia, formando una linea estesa — carica in collonna d'attacco con una linea di tiratori avanti — e senza far un tiro — io credo: irresistibile sarebbe riuscito il suo assalto — Noi ci saressimo battutti corpo a corpo giacchè quartiere non v'era da sperare da tale nemico — ma una volta mischiati, l'enorme massa di cavalleria che veniva dietro — ci avrebbe calpestati sotto le ugne dei cavalli —

I campi di S. Antonio, oggi ancora biancheggierebbero, d'ossa Italiane — e la patria nostra avrebbe plorato l'eccidio d'un pugno di prodi suoi figli — senza che un solo di loro, fosse sortito a contarlo —

La fanteria nemica, avanzò invece bravamente, battendo la carica, su d'una sola linea — senza sparare, sino a pochi metri di distanza — in cui si fermarono e fecero una generale scarica — Ciò fu la salvazione nostra!

I legionari avevan ordine d'aspettare il nemico a bruciapelo — e così fecero. Tale scarica nostra fa decisiva, — Caddero molti dei nostri bensì — alla scarica del nemico, ma pochi dei nostri tiri furono perduti — E quando il prode Marrocchetti, che comandava le tre sezioni in riserva, uscì da dietro il riparo, e caricò in massa, la già decimata fanteria nemica — che volse le spalle e si pose in fuga bajonettata dai nostri — Anche tra noi, vi fu un momento di titubanza, e di disordine alla vista di tanti nemici — Vi erano alcuni neri con noi, prigionieri del Tapebì — e forse altri, che non credendo alla possibilità di difendersi — cercavano coll'occhio una vana via di scampo — Ma, quei prodi, che si lanciarono sul nemico — come leoni — Oh! quelli, furon belli di valore e di gloria!

Dal momento in cui fissai tutta la mia attenzione alla fanteria nemica — io non avevo più osservato, nè veduto il collonnello Baez e la cavalleria nostra — Eran fuggiti! Ed anche quella circostanza avea sconcertato non poco i deboli — Cinque o sei cavalieri eran rimasti con noi — ed io ne incaricai un valoroso ufficiale orientale — Josè Maria —

Colla sconfitta della fanteria nemica, io mi confortai nella speranza di salvezza — Profitammo del momento di calma, che ci lasciava la stupefazione del nemico, per alquanto riordinarci — Egli avea contato giustamente di annientarci sino all'ultimo uomo — e si trovò ben deluso —