Sui cadaveri nemici rimasti tra noi — e massime sulla linea, ove s'era fermato per far fuoco — trovammo abondante provvista di cartuccie — Molti fucili migliori dei nostri lasciati dai morti o dai morenti servirono ad armare i mancanti militi ed ufficiali — Non essendo riuscito nel primo tentativo — reiterò ripetutamente il nemico, le sue cariche — Mise a piedi, molti de' suoi dragoni — con quelli, coi pochi avanzi de' suoi fanti, e con masse di cavalleria, da far tremar il terreno — ci assaliva, procurando in ogni modo di farci perdere contenenza — Ma, non le fu più possibile — I nostri s'eran penetrati del santo dovere di combattere per l'onore del nome — e s'eran persuasi, che con coraggio, e sangue freddo, si può combattere un nemico, senza contarne il numero — A misura che il nemico ci caricava — io tenevo sempre pronti, alcuni scelti legionari — ed i pochi cavalieri che ci rimanevano — e con quelli, facevo io pure caricare il nemico ogni volta —

Tentò pure, di far avvicinare a noi, per varie volte, un parlamentare con bandiera bianca — a provare naturalmente, s'erimo disposti alla resa — Io allora, sceglievo tra i nostri i migliori tiratori, e facevo sparare sino a fugare il messo —

Sin verso le 9 della sera durammo in quel modo — e verso un'ora p.m. era cominciata la pugna — Noi stavamo in mezzo ad una barricata di cadaveri — Verso le 9 si fecero i preparativi per la ritirata — Molti erano i feriti nostri, e più dei sani — quasi tutti gli ufficiali feriti — Marrocchetti, Casana, Sacchi, Ramorino, Rodi, Berutti, Zaccarello, Amero, ecc. — Carone, e Traverso soli rimanevano illesi —

Fu ardua e dolorosa impresa, il rimore [rimovere] quei giacenti — collocandoli parte sugli abandonati cavalli, o feriti — altri, che potevano trascinarsi, a piedi sostenuti da compagni — Terminato l'accomodamento dei feriti — si dispose il rimanente in quattro sezioni; ed a misura che si ordinavano in rango, si facevan coricare, per meno esporli al continuo fulminare dei tiri del nemico — Alcune ammonizioni sul modo di condursi — e s'imprese la ritirata —

Fu pur bella, la ritirata di quel pugno d'uomini! in collonna serrata, tra una nube densa, de' primi cavalieri del mondo — l'ordine era di non scaricare un solo fucile, seno a bruciapelo, sino a ragiungere il limitar del bosco che guarnisce la sponda del fiume Uruguay — Avevo ordinato pure prendessero i feriti la vanguardia — certo, che le cariche del nemico, sarebbero sulla nostra retroguardia, e sui fianchi — Ma come regolare i poveri soffrenti — Essi si disordinarono alquanto, ed alcuni ne furon vittime: uno o due io credo — Il resto fu salvo — ed eran molti —

La piccolla collonna!..... oh! lo ricordo con orgoglio!..... fu ammirabile! Essa armò le bajonette al moversi e serrata, siccome era partita, giunse al determinato punto! — Invano fece il nemico tutti li sforzi possibili, per sconvolgerci, caricando in ogni direzione, con tutta possa — Invano! Giungevano i lancieri nemici, a ferire i nostri nei ranghi — Non vi si rispondeva senonchè colle bajonette — e più compatti si procedeva —

Alto! e dietro fronte, si fece qualche volta, quando troppo incalzati dal nemico che si respingeva con pochi tiri — Giunti poi al limitare del bosco — potemmo più agiatamente, tempestarlo di fucilate ed allontanarlo —

Uno dei patimenti maggiori della giornata, era stata la sete — massime per i feriti, che avevano bevuto la propria urina — Giunti sulla sponda del fiume, lascio pensare con che brama, si corse all'acqua — Parte bevevano, e gli altri tenevano il nemico lontano —

Il successo brillante del nostro primo movimento in ritirata — ci valse: esser meno molestati in seguito — Formammo una catena di bersaglieri, a coprire il nostro fianco sinistro, sempre minacciato dal nemico, sin dentro la città del Salto — e costegiammo così la sponda del fiume —

Alle cariche del nemico, che non le cessò indispettitto com'era di vedersi fuggir una preda ch'ei credeva sicura — si faceva alto! poi rinfrancati i nostri intieramente, e boriosi dell'ottenuto successo — gridavano in spagnuolo, all'indirizzo di quello: «Ah che no!» (cioè: a che non venite!) — e mettendolo in fuga a fucilate — lo burlavano —