Anzani ci aspettava, all'entrata della città — e volle abbracciarci tutti, commosso sino al pianto — Il modesto ed incomparabile guerriero — non avea disperato! Egli stesso me lo assicurava — Ma sì ardua, era stata la pugna! e sì sproporzionato il numero dei nemici! Egli avea riunito nella fortezza i pochi rimasti — la maggior parte feriti in convalescenza — ed aveva risposto alle intimazioni di resa — come Pietro Micca all'assedio di Torino — e come Pietro Micca, egli avrebbe mandato in aria il mondo, piutosto che arrendersi!
Durante il conflitto — contando sull'imponenza delle sue forze, avea il nemico, intimato la resa a noi, ed a Anzani nel Salto — Già vedemmo la risposta ch'ebbe da noi nel campo — Ma più importante ancora fu la risposta d'Anzani: colla miccia alla mano — Chiunque più debole di lui — alle assicurazioni del nemico non solo — ma a quelle di Baez stesso, e della di lui gente: che tutto era perduto al di fuori — e che mi avean veduto cadere (ciò era vero ma soltanto ebbi il cavallo morto) —
Ma Anzani non disperava! Ed io lo accenno..... lo grido a quelli de' miei concittadini, che disperarono qualche volta per la salvezza d'Italia!..... È vero, che sono pochi gli Anzani!..... Ma chi dispera è un codardo! Ed abbiam provato abbastanza: che mai disperiamo della completta redenzione della patria nostra — a dispetto dei neri traditori, sempre disposti a venderla — e dei boriosi vicini tante volte assuefatti a comprarla!
Anzano col suo atto eroico, avea salvato tutto, e noi potemmo, grazie a lui, rientrare nel Salto in trionfo.
A mezzanotte circa, entrammo nella città — Del presidio o della popolazione, certo, nessuno dormiva in quell'ora — ed i generosi abitanti si affollavano, per richiedere dei feriti, soccorrerli, e condurli nelle loro case, ov'ebbero ogni gentile assistenza —
Povero popolo! Che tanto hai sofferto nelle varie vicende della guerra! Io ti rammenterò sempre con un senso di profonda gratitudine —
Noi ebbimo delle sensibili perdite in quel fatto d'armi — e sensibilissime le toccò il nemico — Il generale Servando Gomez, capo supremo delle forze nemiche, che sì maestrevolmente ci avea sorpresi — e quasi annientati — sparì nel 9, trascinando la sconquassata divisione, verso Paysandù da dove era partito —
Egli condusse gran numero di feriti, e lasciò il campo di S. Antonio coperto di cadaveri —
Il giorno 9, s'impiegò totalmente all'accomodamento e cura dei feriti nostri, o nemici ch'erano rimasti —
Due chirurghi Francesi, ci valsero sommamente nella pietosa cura — Il medico dell'Eclair giovine zelante e di capacità (non ricordo il nome) e Desroseaux altro giovane facoltativo della stessa nazione — addetto da qualche tempo alla legione, e che avea combattutto in quel giorno da milite — prestarono validamente l'opera loro presso gl'infermi —