Io feci spiare la posizione del campo nemico, e nella notte del 19 Maggio, marciammo per combatterlo — Avevo cerca trecento uomini di cavalleria, e circa cento legionari (Il battaglione sacro, poveri giovani, erano stati ben decimati!) —
L'oggetto mio, era di sorprendere il campo nemico all'albeggiare — e vi riuscimmo questa volta perfettamente — Il mio bagueano (pratico) era un capitano Paolo, Americano indigeno — cioè di quella razza infelice — donna del nuovo mondo, pria dell'invasione dei predoni Europei — gente che conserva sempre una peculiare pratica dei suoi campi nativi — La fanteria nostra marciò a cavallo — Marciammo tutta la notte, per venti e più miglia, e pria dell'alba, si giunse alla vista dei fuochi del campo nemico, sulla sponda destra del Dayman — Piede a terra alla fanteria, e si attaccò risolutamente in collonna senza fare un tiro —
Fu facilissima la vittoria — e la gente di Vergara nel di cui campo avevimo dato, fu precipitata nel fiume, lasciando armi, cavalli, ed alcuni prigionieri — Era però lungi dall'esser compiuto il trionfo — e me ne accorsi col chiaror del giorno —
Il campo di Lamas era diviso da quello di Vergara da un fiumicello, che avea foce nello stesso Dayman — e sentito l'attacco nel campo di questo, Lamas avea ordinato la sua gente, e preso posizione su d'una collina, che dominava i campi — Vergara colla maggior parte della gente, per il fiume avea potuto riunirsi a Lamas — Erano gente aguerrita, brava — e perciò fatta alle vicende della guerra, buone o cattive —
Dopo d'aver raccolto negli accampamenti abbandonati, tutti i cavalli servibili, perseguimmo i nemici; ma vano riuscì il proseguimento nostro — La maggior parte dei nostri cavalieri erano montati su Rodomons cavalli domati di fresco — Assai meglio montati erano i nemici, e più numerosi — Non volevo quindi arrischiare la mia giovane cavalleria — senza il sostegno dei superbi militi della legione —
Bisognò quindi desistere dal correre inutilmente dietro al nemico — e limitandosi ai vantaggi avuti, ripigliare la via del Salto — La fortuna però, volle in quel giorno favorirci maggiormente —
Noi marciavamo verso il Salto, ordinati nel seguente modo:
Uno squadrone di cavalleria, per plottoni alla testa, l'infanteria in quattro sezioni, in collonna nel centro — il resto della cavalleria alla retroguardia nella stessa guisa.
La vanguardia era comandata dal Collonnello Centurion, il centro dal maggiore Carone, e la retroguardia dal collonnello Garcia —
Due forti catene di cavalleria, comandate dai maggiori Carvallo, e N. Fausto, coprivano il nostro fianco destro — su cui si trovava il nemico — La cavallada, ed i cavalli della fanteria, marciavano alla sinistra —