Josè Maria Villega — comandava la poca cavalleria che ci rimase, dopo la fuga di Baez in S. Antonio — e combattè da prode —

Avrei tenuto come dovere sacro: il ricordare i nomi tutti, di quei valorosi Italiani — che tanto bella, e venerata resero la nostra patria in quelle lontane contrade — e per cui l'Italiano che approda oggi in quella importantissima parte del nuovo mondo — è considerato quasi cittadino dai buoni — e rispettatto da coloro, che sogliono veder un nemico in ogni straniero —

Nel giornale della Legione Italiana, tenuto da Anzani, e che non saprei ritrovare oggi — vi sono certamente i nomi, e le gesta di quei prodi — Io, consultando la povera mia memoria — ho potuto rammentare alcuni — ma il maggior numero certamente — mi è impossibile ricordarlo —

CAPITOLO XLVIII. Ritorno a Montevideo.

Dopo il combattimento del 20 Maggio 1846 nel Dayman — non occorse più cosa d'importanza nella nostra campagna dell'Uruguay.

Ebbi ordine dal governo di ritornare in Montevideo, con i legni della flottiglia, ed il distaccamento della Legione Italiana — Rimasero nel Salto, alcuni barchi minori dei nostri — La piazza rimase agli ordini del Comandante Artigas — bravo ufficiale distintosi nel fatto del 20 Maggio —

A pochi giorni dalla mia partenza del Salto — vi giunse il collonnello Blanco — e prese per ordine del generale Rivera il comando della piazza —

Cogli errori commessi in Corrientes, ed a Montevideo, la causa di Rosas risorgeva potentissima — e quella dei popoli del Plata, ricadeva in ben misera condizione — Corrientes vide il suo esercito annientato da Urquiza, in una battaglia — e quel povero popolo dopo d'aver nuotato in un mare di sangue languiva sotto il despotismo più esecrato.

Rivera non profitando delle lezioni della sventura — finiva, siccome aveva cominciato — allontanando dagli impieghi, gli uomini, che onestamente li avevano disimpegnati — e sostituendovi i suoi adetti — Distruggendo i materiali d'un esercito d'operazione — che il coraggio e la costanza del popolo avevano creato — e mantenuto con incomparabile eroïsmo — terminando col sacrifizio delle reliquie dello stesso — e finalmente spinto all'espatriazione dallo sdegno e maledizione di tutti.

Avvenga tal fine, ed avverrà, a chiunque considera le nazioni come un apannaggio venuto al mondo soltanto per soddisfare alle libidini di lussuria, di richezze, e di potere che signoreggiano quell'infima classe d'uomini chiamati Monarchi — e certi Presidenti di Republica — peggiori ancora di quelli.