Il risultato di quella vittoria, ci lasciò padroni del Varesotto, che percorremmo in ogni senso senza ostacoli — Le popolazioni di quei paesi, rialzaronsi dall'abattimento loro. ed entrammo in Varese, alle acclamazioni entusiastiche di quella buona gente —

In tale occasione, rinatami era la speranza, nutrita da tant'anni, di portare i concittadini nostri, a quella guerra di bande, che a difetto d'esercito organizzato — potrebbe preludiare all'emancipazione della patria — promovendo l'armamento generale della nazione — quando questa, avesse avuto veramente l'intima e risoluta volontà di redimersi — Distaccai perciò la compagnia del capitano Medici, composta di gioventù scelta, e varie altre, ad operare separatamente.

Ma in Luino dovevan terminarsi i successi della campagna — La capitolazione di Milano, la ritirata dell'esercito Piemontese — e l'abbandono del territorio Lombardo, dei numerosi corpi di volontari di Durando, Griffini, ecc. — avevano scoraggito le popolazioni, vi era stato bensì un barlume d'entusiasmo al nostro riaparire e colla pugna felice di Luino — ma lo sconforto ripigliava alla vista del piccolo nostro numero — ed alla diserzione dei nostri militi, fomentata da coloro stessi che da Lugano ci avean promesso sussidi e gente!

Medici dopo d'aver fatto il possibile, e battuttossi coraggiosamente con un corpo superiore di nemici, era stato obligato di passare in Svizzera — Degli altri distaccamenti non merita far menzione —

Fratanto ingrossavano gli Austriaci in ogni direzione — e non vergognavansi di mandar forze imponenti, contro un pugno di volontari Italiani — Stettimo poco in Varese, e vari giorni nelle vicinanze — gambettando per non incontrare i nemici, sempre a noi superiori — e giornalmente aumentando —

Nei dintorni di Sesto Calende, ci si riunirono un Capitano Napoletano della collonna di Durando, con alcuni uomini, e due pezzi d'artiglieria di grosso calibro, che in altra circostanza, ci sarebbero stati preziosi — ma nella presente ci riuscirono di vero imbarazzo — non potendo noi misurarsi a campo aperto con sì numerosi nemici —

Feci riprender la via del Ticino al Capitano coi pezzi, e rimasero con noi, i militi pochi ma buona gente — Era necessario moversi, e cambiar di posizione, quasi ogni notte, per ingannare i nemici — che per sventura d'Italia — massime in quei tempi — trovavan sempre una massa di traditori, disposti a far loro la spia — mentre per noi, anche con pugni d'oro, era difficile sapere esattamente del nemico — Qui facevo le prime esperienze — del poco affetto della gente della campagna, per la causa nazionale. Sia per esser essa creatura e pasto di preti — sia per esser generalmente nemica dei propri padroni — che coll'invasione straniera, eran, per la maggior parte obligati ad emigrare — lasciando così i contadini ad ingrassare a loro spese —

Quindi altre fermate non si facevano — che per lasciar riposare i militi — e per raccogliere i viveri sufficienti —

Si passò, in tal guisa, alcun tempo — aspettando i nemici di giorno, in forte posizione — ove non ardivano attaccarci — E quando ingrossando, cercavano di attorniarci — si marciava di notte per altre tali posizioni — ove ordinariamente succedeva lo stesso —

In quei movimenti, che certamente richiedevano non poca pratica del paese — mi valeva immensamente il nostro Daverio — altro Anzani — nativo di quelle contrade — amato generalmente da tutte le classi — e con un'anima imperturbabile — e valorosissimo — egli qualunque cosa trovava facile, ed agevolava — Anche nel fisico, Daverio somigliava a quell'incomparabile mio fratello d'armi di Montevideo — ed avea di più, salute ferrea —