Il nemico già numeroso riceveva gradatamente rinforzi — Noi, pochi, — col morale scosso[71], e soperchiati da un incendio che guadagnava mano mano, l'interno del villagio — eravamo ridotti come la salamandra — e non rimaneva per salvezza: che una ritirata — e la effetuammo verso le 11 della notte —

Dopo d'aver ordinato la gente — medicati — come si poteva, i feriti, e posti alcuni di loro a cavallo, s'incominciò a difilare, per una delle stradelle non osservate dal nemico — e che già era stata barricata da noi — Guide non se ne poteva trovare — e fummo obligati di far marciare un curato, che ci accompagnò colla maggior renitenza — Ed era naturale quella classe di vampiri stanno in Italia per far i mezzani allo straniero — Codesto prete — consegnato a due dei nostri che lo conducevano in mezzo — ci servì poco — e potè fuggire a poca distanza ad onta della possibile vigilanza —

Era oscura la notte, ed illuminata solo dall'incendio — La marcia si cominciò in ordine, e durò così per un pezzo; si chiedeva sempre e si raccomandava di far passare la voce: «se giungeva la coda della collonna» — Sì risposero alcune volte: «giunge, giunge» — Una volta poi, si rispose: «non giunge» e ad onta di fare una lunga fermata — far tornare quanti ajutanti si trovavano ancora vicini a me — tra i quali Aroldi e Cogliuolo — e quindi tornare io stesso sino vicino a Morazzone — non mi fu più possibile di riunire la gente — Erimo rimasti circa una sessantina —

Tale avvenimento mi cagionò molto rammarico — tanto più, che tra i separati, v'erano i nostri poveri feriti — Coccelli, un bravo milite Polacco — Demaestri, ch'ebbe poi il braccio destro amputato — ed altri di cui non rammento i nomi —

La mutilazione del prode Demaestri, non lo impedì poscia di combattere da valoroso qual'era stato sempre, alla difesa di Roma, a Palestrina, a Vellettri — e lasciar tra gli ultimi la nobile contesa Italiana verso S. Marino — ove congedato, lo arrestarono gli Austriaci, e lo malmenarono con atroce bastonatura — Chiedasi se tale trattamento fu mai operato ai nostri Austriaci prigionieri — e lo ricordino bene i nostri Italiani — quanto fecero a danno ed a vergogna nostra — cotesta peste, che per tanto tempo afflisse la bella penisola e che tuttora ne insudicia le frontiere —

Dopo alquanto dimora, fu d'uopo seguire, ed allontanarsi dal grosso de' nemici durante la notte —

In quella faticosa marcia di notte — per sentieri quasi impraticabili — circa una metà de' compagni si divise ancora — e si raggiunse la frontiera svizzera all'altra sera, in numero di circa una trentina — Frazionati a piccoli gruppi — guadagnarono la Svizzera tutti gli altri —

2º Periodo.

CAPITOLO V. Inazione, e tedio.

Le febbri acquistate a Roverbella mi continuavano — io avevo fatto tutta la campagna tormentato da esse — e giunsi quindi in Svizzera spossato —