«La paura reciproca governa il mondo» diceva un amico mio con molto buon senso: E comunque sia i popoli che hanno meno paura — sono generalmente i meno malmenati — Così successe a Ravenna — ed i prepotenti trascinatori di sciabole e di cannoni, non ardirono — con un migliajo di aguerriti soldati — misurarsi con pochi poveri e quasi inermi amatori d'Italia —
La situazione di Masina in Comacchio, era consimile — La forza del papa voleva obligarlo, ad imbarcarsi precipitosamente; e lui, per poterlo fare a suo agio — e combinare la sua marcia con noi, resisteva alle intimazioni violenti, e coll'ajuto della popolazione capitanata dal prode Nino Bonnet si poneva in istato di difesa imponente — E così anche a Comacchio trionfò la giustizia giusta[73] «Ajutati, che Dio ti ajuterà» Oggi, fo pompa di proverbi — me la perdoneranno, coloro che avranno la pazienza di leggermi. E qui per dovere storico mi tocca accennare ad uno di quegli uomini — cui l'Italia della monarchia e dei preti, innalza monumenti — Erano le cose, nello stato su descritto — quando una daga Romana, cambiava il nostro destino — da proscritti, ci faceva acquistare il diritto di cittadinanza, e ci apriva un asilo sul continente —
Discepolo di Beccaria io sono nemico della pena di morte — e biasimo quindi, la daga di Bruto — il patibolo, che in luogo di mostrare penzolone il Nano ministro di Luigi Filippo — che ben lo meriterebbe — ci presenta il modesto cadavere d'un figlio di Parigi — che anelava i suoi diritti — ed infine il terribile rogo — che per se solo basta a provare esser il prete emanazione dell'Inferno —
Comunque, gli Armodi, i Pelopidas, ed i Bruti che liberarono la loro patria da tiranni — non sono poi mostrati dalla storia antica, con colori sì sudici — come i moderni mangiatori di popoli — vorrebbero far comparire, chi tastò le coste al Duca di Parma — Borbone di Napoli, ecc.
Erano dunque le cose nostre deplorevoli — siccome le abbiamo anteriormente descritte — ed una daga Romana ci fece degni — non più di proscrizione — ma di appartenere all'esercito di Roma —
La vecchia metropoli del mondo — degna in quel giorno della gloria antica, si liberava d'un satellite della tirannide — il più temibile, e bagnava del suo sangue i marmorei gradini del Campidoglio — Un giovine Romano avea ritrovato il ferro di Marco Bruto!
Lo spavento della morte di Rossi[74] aveva annientato i nostri persecutori — e non si fece più parola della nostra partenza —
Roma, l'Italia non ottenevano lo stato politico desiderato colla morte del ministro del papa; ma si migliorava almeno la condizione di Roma — al punto di vista della libertà Italiana — di cui il papato, spogliato della sua maschera di riformatore — fu, è, e ne sarà sempre il mortale nemico — Per noi poi — oggetto spaventoso di repulsione alla corte Romana — comunque fosse — per paura di chi restava dopo la morte di Rossi — soffribile diventò la nostra presenza nella penisola —
Quel colpo di daga, annunziava ai patteggiatori collo straniero, che il popolo li conosceva — e che non voleva ritornare al servaggio — ove gli stessi tentavano di ricondurlo, con menzogne e con tradimenti —