Il popolo di Bologna seppe di noi — e sdegnossi per i scellerati procedimenti — Bologna è città che non si sdegna invano — e ben lo sanno gli Austriaci e se ne spaventarono i papalini governanti — Mi fu quindi concesso di giungere in quella città per abboccarmi col generale Latour comandante delle forze Svizzere al servizio del papa — Ed al generale Latour — mentre stava al balcone del suo palazzo, i Bolognesi gridarono: «O i nostri fratelli qui — o voi giù da quel balcone»

Io giungeva a Bologna, tra le acclamazioni di quel generoso popolo — ch'ero obbligato a calmare perchè deciso di disfarsi da stranieri e retrogradi —

Si patteggiava con Latour in Bologna, il passaggio nostro per le Romagne verso Ravenna — ove dovevamo imbarcarci per Venezia —

Io raccomandavo a Latour di accelerare, e prestar sussidi ad una compagnia Mantovana partita da Genova coll'intenzione di riunirsi a noi. In un abboccamento con Zucchi, avevo ottenuto pure di aumentare la forza con volontari Romagnoli — e partirono alcuni comandati da un capitano Bazzani, Modenese, per ragiungerci a Ravenna —

In tale circostanza vidi a Bologna, per la prima volta, il valorosissimo Angelo Masina, il quale bisognava vedere una volta sola per amare ed apprezzarlo — Masina, dopo la ritirata della divisione Romana dalla Lombardia, ove aveva combattutto da prode, era rimasto a Bologna, o nelle vicinanze — Ora, egli trovavasi alla testa di quei popolani Bolognesi, che avevano liberata, eroïcamente la loro città dagli Austriaci, nel passato 8 Agosto — e ne temperava lo sdegno eccitatto dalla viltà e tradimento dei preti e retrogradi —

Egli, nello stesso tempo, dando sfogo all'ardentissimo genio, riuniva cavalli ed uomini — parte a proprie spese — ed organizzava una compagnia di lancieri — che potevano eccitar l'invidia di qualunque milizia, per la bellezza del personale, l'elegante uniforme, ed il valore.

Potente d'individuale prestigio, egli infiammava o conteneva il popolo — Certo, lui ed il padre Gavazzi avevano influito assai sui Bolognesi, ed avean contribuito alla nostra liberazione dalle Filigari — Masina, era, in quell'epoca, destinato lui pure per Venezia — stanco d'inerte esistenza — e spinto in parte da' fautori dello straniero, e dai preti — Ed in Comacchio, egli faceva i suoi preparativi di passaggio verso la regina dell'Adriatico.

Intanto colla gente, in numero di circa cento e cinquanta, io giungevo in Ravenna — e mi si riuniva Bazzani con cinquanta reclute —

In Ravenna ebbimo nuovamente da altercare col governo prete — Le convenzioni passate in Bologna con Zucchi, erano state di aspettare nella prima città l'arrivo de' Mantovani — per di lì imbarcarsi tutti per Venezia — ma la diffidenza e la paura ch'eccitavano i miei pochi compagni male armati, e peggio vestiti, era tale da ispirare l'ardente desiderio nei preti, di sbarazzarsi di noi al più presto.

Latour dopo alcune raggiri di parole, mi significò d'imbarcarmi immediatamente — Io risposi: che non m'imbarcherei senonchè, quando sarebbe arrivata la gente che aspettavo... Si fecero delle minaccie per parte dei papalini — e siccome i Ravennati come i Bolognesi — è certa gente — cui le minaccie impongono poco — quella coraggiosa popolazione preparò armi e munizioni, per riunirsi a noi, in caso di violenze.