Un giorno, imbarcato da secondo a bordo dell'Unione (brigantino mercantile Francese) Capitano Francesco Gazan — mi trovavo verso sera nella camera, vestito in galla per scendere a terra[6]. Udimmo un romore nell'acqua del porto, e ci affaciammo, il Capitano ed io, ad ambi i balconi — Un individuo si annegava sotto la poppa del brigantino — tra questa ed il molo — Io mi lanciai, e con molta fortuna e salvai la vita al Francese — Spettatrice una immensa popolazione plaudente.
Era il salvato: Giuseppe Rambaud quattordicenne.
Io ebbi la guancia bagnata dalle lagrime di gratitudine d'una madre, e la benedizione d'una famiglia intiera.
Anni prima, sulla rada di Smirne — avevo avuto la stessa fortuna col mio amico, e compagno d'infanzia Claudio Terese.
Un viaggio ancora coll'Unione nel mar Nero — Uno in Tunis con una fregata da guerra, costrutta in Marsiglia per il Bey — Quindi, da Marsiglia a Rio-Janeiro — col Nautonier, brigantino di Nantes — Cap.no Beauregard.
Nel mio ultimo soggiorno in Marsiglia, ov'ero ritornato da Tunis, con un barco da guerra Tunisino, ferveva in quella città il cholera, facendo strage grandissima.
Eransi istituite delle ambulanze, in cui si presentavano volonterosi ad offrire serviggi — Io diedi il mio nome ad una di quelle, e nei pochi giorni che rimasi in Marsiglia, passai parte delle notti, custodendo cholerici.
CAPITOLO V. Rossetti.
Giunto al Rio-Janeiro, non ebbi molto ad impiegare per trovare amici — Rossetti, che non avevo mai veduto, ma che avrei distinto in qualunque moltitudine per quell'attrazione reciproca, e benevola della simpatia, m'incontrò al Largo do Passo.
Gli occhi nostri s'incontrarono — e non sembrò per la prima volta — com'era realmente — Ci sorridemmo reciprocamente, e fummo fratelli per la vita — Per la vita, inseparabili!