Qui io devo far menzione d'un piccolo pezzo nostro, d'artiglieria — che alcuni de' nostri prodi artiglieri di Roma, che tanto s'eran distinti nell'assedio — avean trascinato sin dal principio della nostra ritirata — Essi, con una costanza impareggiabile, senza cavalli ed attrezzi — con molta fatica, lo aveano condotto — per sentieri impraticabili e per montagne — In cotesto giorno di fuga, lo difesero per un pezzo da soli — perlasciati dagli altri — e non lo abbandonarono senonchè dopo d'averlo difeso sino all'estremo soccombendo la maggior parte di loro —
Quegli Austriaci assuefatti a spaventar gli Italiani fecero anche uso di quei famosi razzi — arma lor prediletta — che ci scagliavano con meravigliosa profusione — e che non ho mai veduto ferir un solo individuo — Spero: i miei giovani concittadini sapranno trattare col disprezzo che meritano, quei tali giocatoli, nel giorno, forse non lontano — in cui insegneremo a quei nostri padroni del Tirolo — che l'aria meridionale delle Alpi è loro micidiale —
Giunti a S. Marino — io scrissi sul gradino d'una chiesa al di fuori della città l'ordine del giorno — espresso circa nei termini seguenti: «Militi, io vi sciolgo dall'impegno d'accompagnarmi — Tornate alle vostre case; ma ricordatevi che l'Italia non deve rimanere nel servaggio, e nella vergogna!»
Un'intimazione era giunta al governo della Republica di S. Marino da parte del generale Austriaco — con condizioni per noi inamissibili, e ciò cagionò una reazione benefica nello spirito dei nostri militi — che si decisero di combattere a tutt'oltranza piutosto di discendere a patti ignominiosi —
Il convenuto col governo della Republica: era di deporre le armi su quel territorio neutro — e che ognuno avrebbe potuto tornare liberamente a casa sua — Tale fu il patto conchiuso con codesto governo — e nulla si volle patteggiare coi nemici dell'Italia —
Per parte mia, però, non avevo idea di depor le armi — Con un pugno di compagni — io sapevo, non impossibile, aprirsi strada e guadagnar Venezia — E così s'era deciso — Un carissimo e ben doloroso impiccio era la mia Anita — avanzata in gravidanza, ed inferma, io la supplicavo di rimanere in quella terra di rifugio — ove un asilo almen per lei, poteva credersi assicurato — ed ove gli abitanti ci avevan mostrato molta amorevolezza — Invano! quel cuore virile e generoso si sdegnava a qualunque delle mie ammonizioni su tale assunto — e m'imponeva silenzio, colle parole: «tu vuoi lasciarmi» —
Io determinai di sortire da S. Marino, verso la metà della notte, e di guadagnare qualche porto dell'Adriatico, ove potersi imbarcare per Venezia —
Siccome molti de' miei compagni, avevano divisato di accompagnarmi, a qualunque costo — massime poi alcuni prodi Lombardi e Veneti disertori dell'Austria — Io andai fuori della città, con pochi, aspettando gli altri in un punto determinato — Tale combinazione cagionò alcun ritardo — e fui obligato d'aspettare un pezzo prima di riunire gli aspettatti —
Nella giornata stetti vagando per la campagna, a prendervi informazioni sui punti della costa più abordabili —
La fortuna in cui non ho mancato d'aver sempre qualche fede, m'inviò un individuo che mi servì moltissimo in tale ardua circostanza — Galapini, giovane coraggioso di Forlì, mi si presentò in un biroccio — e mi servì di guida, e d'esploratore, correndo colla velocità del lampo, dalla parte ove si trovavano gli Austriaci — raccogliendo informazioni dagli abitanti e raguagliandomi d'ogni cosa — Dalle sue esplorazioni, io mi decisi a prender la via di Cesenatico — e Galapini mi trovò delle guide che mi accompagnarono a quella volta — Noi giunsimo a Cesenatico verso mezzanote — all'entrata del paese trovammo una guardia Austriaca — rimasero gli uomini di quella guardia stupiti dall'improvviso nostro apparire — e profitando di quel momento di esitazione, dissi ad alcuni circostanti de' miei a cavallo: «Scendete e disarmateli» — Fu l'affare d'un momento — ed entrammo quindi nel paese del quale rimasimo padroni — avendo pure arrestati alcuni gendarmi, che certo non ci aspettavano in quella notte —