Il nostro viaggio da Prato alle Maremme — fu veramente singolare — Noi percorremmo gran tratto di paese in un legno chiuso — fermandoci per cambiar cavalli di tapa in tapa — ed in vari paesi le nostre fermate erano oltremodo lunghe — avendo, i cocchieri che ci guidavano, molto meno premura di noi di procedere avanti — Dimodocchè si dava agio ai curiosi di circondare la vettura — ed alcune volte, erimo pure obligati discendere per mangiare od altro — dovendo coprire alquanto e dissimulare, l'eccezionale condizione dei nostri individui —
Nei piccoli paesi, erimo naturalmente alla berlina degli oziosi, che congetturavano in mille modi sull'esser nostro — disposti al cicaleccio sopra individui che non conoscevano — e che i tempi difficili d'una terribile reazione attorniavano di dubbï —
A Colle, particolarmente, oggi paese patriotico ed avanzato — fummo attorniati da una folla — che non mancò darci segni manifesti di sospetto, e di avversione alle nostre fisionomie tutt'altro che, di pacifici, ed indifferenti viaggiatori — Non altro successe però — oltre a qualche parolaccia indecorosa — e che noi dissimulammo com'era naturale —
Erimo, sventuratamente, ancora ai tempi, in cui i preti dicevano alla gente: esser i liberali una massa d'assassini (1849) — Alcuni anni dopo però io fui ricevuto nello stesso paese, con tanta entusiastica gentilezza — ch'io certamente ricorderò tutta la vita. Passammo sotto le mura di Volterra — ove trovavasi allora Guerrazzi, con parte dei compromessi politici della Toscana — e ci limitammo di calcare il cappello negli occhi, passando —
Il primo sito di sicuro rifugio — ove giungemmo nelle vicinanze delle Maremme — fu S. Dalmazio, in casa del D.r Camillo Serafini — uomo generoso, vero patriota Italiano, e dotato d'un coraggio, e d'una fermezza non comune — Deputato Toscano al parlamento in 1859 — dopo l'emancipazione del suo nobile paese, egli certamente come il bravo Giovanni Verità — partecipò a qualunque coraggiosa deliberazione di quell'assemblea — e mi figuro: si sia ritirato in disgusto come tanti, per non trovarsi al contatto di gente che non meritano di rappresentare l'Italia — Soggiornammo vari giorni, in casa di Serafini — e fummo condotti in seguito in uno stabilimento di bagni, appartenente ad un altro Martini, parente del primo — e come questo benefico —
Di lì, in casa d'un Guelfi, più vicino al mare — ed in ogni luogo, ricevemmo un'ospitalità degna della maggior gratitudine —
Fratanto si trattava da quei generosi amici — con un pescatore Genovese — per esser portati nella Liguria — Un bel giorno vari giovinotti Maremmani, di quei dintorni, armati coi loro fucili a due colpi — come i cacciatori di Ravenna — e come questi svelti, forti, e coraggiosi — vennero a cercarmi in casa del bravo Guelfi — ci diedero ad ambi un'arma uguale alla loro — e ci condussero attraverso boschi, sulla sponda del mare, a poche miglia a levante di Follonica — porto caricatore di carbone, nel golfo di Sterlino —
Là trovavasi la barca peschereccia, che ci aspettava — Noi c'imbarcammo commossi dalle prove d'affetto, che ci prodigarono i nostri giovani liberatori —
Com'ero fiero d'esser nato in Italia! — In questa terra di morti! Fra questa gente che non si batte — dicono i nostri vicini: ove da molti secoli — perchè caduti dal trono da cui i nostri padri dominavano il mondo — pur ricordandosi dell'indole nostra — cotesti protervi limitrofi — c'imponevano il rettile nero della teocrazia — per umiliarci — depravarci — corromperci d'anima e di corpo — acciochè curvi, cretini non udissimo più il fischio della verga — a cui ci avevano dannato in eterno — Come se il loro regno di pigmei — fosse per durar sempre — mentre il tempo con sue fredd'ali, spazzava anche il gigante di tutte le grandezze umane, passate, presenti, e future — le di cui macerie risorgono oggi sui sette colli —
Fiero d'esser nato in Italia, dico: ove ad onta di star sotto il dominio di preti e di ladri — sorge, una gioventù, che disprezzando i pericoli, le torture, e la morte — marcia impavida al compimento del dovere — all'emancipazione dello schiavo!