Imbarcati nel golfo di Sterlino — a bordo d'un pescatore Ligure — veleggiammo verso l'isola d'Elba — ove si dovevano imbarcare attrezzi, ed alcune provviste — Passammo parte del giorno ed una notte a porto Longone — Di là, costeggiando la Toscana, giunsimo sulla rada di Livorno — e senza fermarci continuammo verso ponente —
Io non dubitavo della sfavorevole accoglienza, che per parte del governo — m'aspettava negli Stati Sardi — e mi venne l'idea, sulla rada di Livorno, di chiedere asilo a bordo d'un vascello Inglese, che vi si trovava ancorato — Il desiderio, però, di veder i miei figli, prima di lasciar l'Italia — ove sapevo di non poter stare — prevalse — e verso settembre sbarcammo in salvo a Porto Venere —
Da porto Venere a Chiavari, nulla di nuovo — e fummo ospitati in quest'ultima città, in casa di mio cugino Bartolomeo Pucci, di carissima memoria —
Fummo festeggiati dalla buona famiglia di mio parente come pure da cotesta cara popolazione di Chiavari — e dai numerosi Lombardi che vi si trovavano rifuggiati dopo la battaglia di Novarra —
Ma il generale Lamarmora, allora commissario regio a Genova, sapendo del mio arrivo — ordinò fossi trasferito in quella capitale — scortato da un Capitano di carabinieri travestito —
Io non trovai, affatto strano il procedimento del generale Lamarmora — Egli era istromento della politica, prevalente allora nel nostro paese; ed istromento intimo — nemico poi per propensione di chiunque, fosse come me, macchiato del suggello Republicano —
Fui rinchiuso in una segreta del palazzo ducale di Genova — e quindi trasportato di notte, a bordo della fregata da guerra il S. Michele — In ambi luoghi, però, trattatto con deferenza, sia da Lamarmora, come a bordo dal cavalleresco comandante Persano — Io, altro non chiesi, che 24 ore per andare a Nizza ad abbracciare i miei figli — e tornare poi a prendere il mio posto di reclusione — Sulla mia parola mi permise ogni cosa il generale Lamarmora —
Non so, se vi furono — a bordo del piroscafo S. Giorgio che mi condusse — altri travestiti — ma sicuramente al mio arrivo in Nizza, vi si trovavano avvisi preventivi, ed i carabinieri in alerta — che secondo le consuetudini delle autorità regie — mi fecero ritardare varie ore per sbarcare — e quindi non ebbi altro tempo, che di giungere a Caras, ove si trovavano i miei figli, passarvi la notte, e ripartirne subito —
La vista de' miei figli, ch'io ero obligato di abbandonare chi sa per quanto — mi addolorò sommamente — Essi rimanevano in mano amiche è vero: i due maschi con mio cugino Augusto Garibaldi — e la mia Teresa con i conjughi Deidery, che ad essa servirono di genitori — Ed io dovevo allontanarmi indefinitamente! Sì, indefinitamente — poichè mi si propose di scegliere un luogo d'esiglio!
Qui, non devo passare sotto silenzio, la maschia difesa che presero della mia causa, i deputati della sinistra nel parlamento Piemontese — Baralis, Borella, Valerio, Brofferio, alzaron potentemente la voce in mio favore — e se non pervennero a sottrarmi all'esiglio — mi sottrarono certamente ad alcunchè di peggio —