Infine, qualche cosa bisognava fare — Un mio amico, Antonio Meucci, Fiorentino — e brav'uomo — si decide a stabilire una fabrica di candelle, e mi offre di ajutarlo nello stabilimento —
Detto, fatto — Interessarmi nella speculazione, non lo potevo — per ragione di mancare i fondi; (giacchè le trenta milla lire suddette, non essendo state sufficienti per la compra del legno — erano rimaste in Italia) mi addatai quindi al lavoro colla condizione: di fare quanto potevo —
Lavorai per alcuni mesi, con Meucci — che, benchè lavorante suo, mi trattò come della famiglia, e con molta amorevolezza —
Un giorno però, stanco di far candele — e spinto forse da irrequietezza naturale ed abituale — uscï di casa, col proposito di mutar mestiere —
Mi rammentavo d'esser stato marino — conoscevo qualche parola d'inglese — e mi avviai sul littorale dell'isola, ove scorgevo alcuni barchi di cabotaggio occupati a caricare e scaricar merci —
Giunsi al primo, e chiesi d'esser imbarcato come marinaio — Apena mi diedero retta — tutti quanti scorgevo sul bastimento — e continuarono i loro lavori — Feci lo stesso, avvicinando un secondo legno — Medesima risposta — Infine ad un altro, ove si stava lavorando a scaricare — e dimando: mi si permetta di ajutare al lavoro — e n'ebbi in risposta che non ne abbisognavano — «Ma non vi chiedo mercede» io insisteva: e nulla. «Voglio lavorare per passare il freddo» (vi era veramente la neve) meno ancora. Io rimasi mortificato!
Riandavo col pensiero a quei tempi ov'ebbi l'onore di comandar la squadra di Montevideo — di comandarne il bellicoso ed immortale esercito! A che serviva tuttociò — non mi volevano!
Rintuzai infine la mortificazione, e tornai al lavoro del sego — Fortuna ch'io non avevo palesato la mia risoluzione all'eccellente Meucci — e quindi concentrato in me stesso, il dispetto fu minore — Devo confessar di più: non esser il contegno del mio buon principale verso di me, che mi avesse obligato alla intempestiva mia risoluzione — egli mi era prodigo di benevolenza e d'amicizia — siccome lo era la Signora Ester di lui sposa —
La mia condizione non era dunque deplorabile — in casa di Meucci — e fu proprio un'accesso di malinconia, che m'avea spinto ad allontanarmi da quella casa — In essa, io ero liberissimo: potevo lavorare se mi piaceva — e preferivo naturalmente il lavoro utile a qualunque altra occupazione — ma potevo andare a caccia qualche volta — e spesso si andava anche a pesca, collo stesso principale, e con vari altri amici di Staten Island, e di New York, che spesso ci favorivano colle loro visite —
In casa poi, non v'era lusso — ma nulla mancava delle principali necessità della vita — tanto per l'alogio che per il vito —