In Granada principiarono le operazioni commerciali dell'amico Carpanetto — e di là visitammo allo stesso oggetto, molte parti dell'America centrale, traversando varie volte l'Istmo di Panama —
Io accompagnavo il mio amico in quelle escursioni, più come compagno di viaggio, che come collaboratore di commercio — in cui mi confesso novizio — ma tale non era Carpanetto — ed io ammiravo l'attività, e l'intelligenza con cui egli maneggiava ogni negozio, che poteva produrre dei vantaggi —
Viaggiavo in quell'epoca sotto il nome di Giuseppe Pane, che già avevo assunto nel 34 — per scansare curiosi, e molestie poliziesche —
Alle combinazioni commerciali del Carpanetto serviva di base, l'arrivo della nave S. Giorgio a Lima — ed egli avea progettatto di recarsi in detta città per aspettarla — Tornammo quindi a S. Juan, del Nord, ripassammo a Chagres, e di lì rimontammo il fiume Cruz, per giungere a Panama —
In codesto ultimo viaggio, io fui assalito dalle terribili febbri endemiche in quel clima ed in quel paese seminato da paludi — Esse mi colpirono come un fulmine e mi prostrarono — Io, non fui mai, così abatutto dal male come in quell'epoca — e se non avessi avuto la fortuna di trovare degli eccellenti Italiani — tra cui due fratelli Monti — a Panama — e vari buoni Americani — io credo non mi sarei liberato dal morbo —
Il mio caro Carpanetto, poi in quella pericolosa circostanza, ebbe per me delle cure fraterne —
M'imbarcai a Panama col vapore Inglese — che doveva condurci a Lima — L'aria del mare fu per me un balsamo — e ne fui sommamente rinfrancato.
Nella traversata passammo a Guayaquil da dove cercai invano di scoprire la cima del Cimboraço — quasi sempre nascosto dalle nubi — A Païta sbarcammo, ci fermammo un giorno — e vi fui ospiziato in casa d'una generosa Signora del paese — che trovavasi in letto da anni — essendo stata colpita da un'attacco apopletico nelle gambe — Passai parte di quella giornata, accanto al letto della Signora — Io sopra un sofà — e benchè alquanto migliorato in salute, ero obligato di rimanermi sdrajato e senza moto —
Doña Manuelita di Saenz, era la più graziosa, e gentile matrona, ch'io m'abbia veduto — Essa era stata l'amica di Bolivar, e conosceva le più minute circostanze della vita, del grande Liberatore dell'America centrale — la di cui vita intiera, consacrata all'emancipazione del suo paese, e le virtù somme che lo adornavano, non valsero a sottrarlo al veleno della lingua mordace dell'invidia, e del gesuitismo, che ne amareggiarono gli ultimi giorni —
E sembra la storia di Socrate, di Cristo, di Colombo!