3º periodo, 1860.

CAPITOLO V. Da Calatafimi a Palermo.

Calatafimi sgombro da' nemici fu da noi occupato — 16 Maggio 1860 — La maggior parte de' nostri feriti, era stata trasportata a Vita — A Calatafimi trovammo i più gravi feriti del nemico, e furon trattati da fratelli —

¿Avevano alcun rimorso coteste dominatrici famiglie d'Italia, nell'aizzare queste nostre popolazioni infelici — siccome mastini — le une contro le altre? Rimorsi! Ma che rimorsi! Tutto il loro studio, non è stato forse d'inimicarle — per puro interesse individuale o dinastico? Ed il monticino di fimo e di sangue — come Guerrazzi chiama il papato — non è forse lì, in Roma — nel cuore d'Italia — per venderla al maggiore offerente — e per tenerla perennemente divisa?

Sarebbe lunga e tediosa la storia di tutti cotesti signorotti — oggi per fortuna del nostro paese — per la maggior parte mendicanti — E se no, tuttora traditori e pervertitori delle nazioni —

Il 17 giungemmo ad Alcamo, città importante — e vi fummo accolti con molto entusiasmo —

A Partinico il popolo era frenetico — Molto maltrattato dai soldati borbonici, anteriormente alla pugna di Calatafimi — quando questi tornarono fuggendo e sbandati, la popolazione di Partinico diede loro adosso — massacrando quanti potevano, e perseguendo il resto verso Palermo —

Miserabile spettacolo! noi trovammo i cadaveri dei soldati borbonici, per le vie, divorati dai cani!

Eran cadaveri d'Italiani — da Italiani sgozzati — che se cresciuti alla vita dei liberi cittadini, avrebbero servito eficacemente la causa del loro oppresso paese — ed invece: come frutto dell'odio, suscitato dai loro perversi padroni — essi finivano straziati, sbranati dai loro proprï fratelli, con tal rabbia da far inorridire le jene!

Dalle belle pianure d'Alcamo e di Partinico, la collonna ascendeva per Borgetto sull'alti-piano di Renne — da dove dominava la Conca d'oro[93] e la vezzosa Regina dei Vespri — che se Italia, fra le sue cento città, avesse una mezza dozzina di Palermo — da molto tempo lo straniero, non calpesterebbe questa nostra terra — e certo, i governi dei birri e delle spie — o marcerebbero diritto, o il diavolo se li porterebbe via —