Renne, sarebbe una posizione formidabile, se, nello stesso tempo che domina lo stradale da Palermo a Partinico — essa non fosse dominata dalle alture immediate ad ostro e tramontana — che appartengono ai monti irregolari, che circondano la ricca vallata della capitale.

Renne è famosa nella campagna dei Mille, per due giorni di copiosa pioggia, passati senza il necessario per affrontare le intemperie — Ove fu assai incomodata la gente — ed ove quel pugno di prodi, provò: esser disposto ai disagi — siccome a sanguinose battaglie —

3º Periodo, 1860.

CAPITOLO VI. Rosolino Pilo e Carrao.

Prima del cinque Maggio, partivano da Genova due giovani Siciliani, con destinazione alla Trinacria —

L'uno, bellissimo, e castagno di capigliatura, apparteneva ai principi di Capace — ed aveva quella delicatezza di forme, che sembrano una specialità dell'agiatezza —

L'altro aveva la bellezza del plebeo meridionale con una capigliatura d'ebano — un volto regolare ma bronzato — tarchiato della persona — e robusto — Egli era, a non ingannarsi, uno di quella casta — che la fortuna ha condannato a menar le braccia per la sussistenza — e che qualche volta, stimolati dall'ambizione, si lanciano al di fuori della loro orbite, e se coadjuvati dal genio, si vedono transitare dall'infimo della condizione umana, ai gradini superiori — Tali i Cincinnati, i Mario, ed i Colombi —

Ambi poi, Rosolino Pilo e Corrao — a cuore di Leone — E i Mille, li trovarono in Sicilia, dopo di una traversata portentosa — facendo propaganda emancipatrice — e solleticando i coraggiosi figli dell'Etna a sollevarsi — colla speranza di pronti soccorsi dal continente —

Due individui e non più, sbarcavano sulla loro terra, proscritti, condannati a morte — e correvano l'isola intiera — compiendo il loro santo apostolato. E senza esitare dirò: con tanta sicurezza — come sulla terra d'asilo — Sappilo tirannide! E sappi: che questa non è contrada da spie! Tu hai perduto il tuo tempo, prodigando ogni specie di corruzione! Qui, su questa lava del padre dei Volcani — il tuo potere brutto di sangue — e di vergogne — è efemero!

Butta giù: quella tua maschera di Statuto, a cui nessuno più crede, e mostrati col tuo ceffo deforme da Eliogabalo, o da Caracalla — qui, altro non è — che quistione di tempo — d'anni — forse di giorni — Che s'intendano questi ringhiosi discendenti delle discordie e della grandezza — ed in poche ore — come nei Vespri — verun vestigio resterà più del Maniscalchi, e simile sudiciume —