A Piana io mi decisi di sbarazzarmi dei cannoni e del bagaglio — per poter operare più liberamente su Palermo — congiungendomi colle squadre di Lamasa che si trovavano allora a Gibilrossa —

Al far della notte — quindi, io feci seguire cannoni, e bagagli, sulla strada di Corleone agli ordini di Orsini. Io colla gente, dopo d'aver preso la stessa via per un pezzo — obliquai a sinistra nella direzione di Misilmeri — per un sentiero boschivo non molto disagiato —

Il movimento dei cannoni sulla via di Corleone, ingannò il nemico, siccome io l'avevo sperato — Egli il 25, continuò la marcia verso quella città — credendo di perseguire tutta la forza nostra — ma non seguiva altro che Orsini — quasi senza gente —

Io traversai colla collonna il bosco Cianeto, ove dormimmo — il giorno seguente si raggiunse Misilmeri, ove la popolazione ci accolse con grande entusiasmo — ed il 26 a Gibilrossa — ove si trovava il nostro Lamasa con varie squadre riunite —

Dopo d'aver conferito con Lamasa, e cogli altri capi Siciliani, di fuori e dentro Palermo — si decise d'attaccare il nemico nella capitale della Sicilia —

In quel giorno 26 — vi furono vari stranieri, nel nostro campo — massime Inglesi ed Americani — manifestando molta simpatia per la bella causa dell'Italia — Un giovane ufficiale americano, si staccò un revolver dal cinturone e me l'offerse gentilmente come pegno dell'interesse che prendeva a noi —

Van Meckel e Bosco, comandavano la collonna borbonica che seguiva per Corleone dietro la nostra artiglieria — ed ignorando il nostro movimento su Gibilrossa — E bisogna confessare ad onore del bravo popolo Siciliano — che solamente in Sicilia, era ciò eseguibile — Sì! e solamente dopo due giorni, della nostra entrata in Palermo — seppero quei capi nemici: d'esser stati da noi ingannati — e giunti nella capitale, mentre ci credevano a Corleone —

La sera del 26, al principio della notte — s'iniziò la nostra marcia su Palermo, scendendo per un sentiero coperto, ed assai difficile, che conduce da Gibilrossa, sullo stradale di Porta Termini —

Alcuni incidenti successero nella notte — e ritardarono alquanto la nostra marcia — La nostra collonna composta di circa tre milla uomini, dovendo seguire un sentiero angusto e disagiato — formava una striscia estesissima — Per lo stesso motivo era impossibile: percorrere avanti e indietro la collonna per rannodarla — Poi un cavallo sciolto cagionò alcune fucilate, che bastante allarmarono — Infine la testa avendo preso una strada che non era la buona, fummo obligati fermarci — per rimetter la gente sulla buona via — Dimodocchè quando giunsimo agli avamposti nemici di Porta Termini — era gran giorno —

3º periodo.