Il movimento si principiò prima di notte — ma le difficoltà del sentiero, per ove dovettimo passare a spalla d'uomini — cannoni e materiale — e la dirottissima pioggia che durò tutta la notte — con folta nebbia — resero quella marcia la più disagiata ch'io m'abbia eseguito — ed era già gran giorno quando la testa della collonna, alla spicciolata giungeva in Parco —
I cannoni poi, appena verso sera terminarono d'arrivare con grandissimo stento —
La stessa pioggia, con nebbia folta, fu causa che il nemico, non ebbe conoscimento della nostra marcia — senonchè molto dopo il nostro arrivo a Parco —
Parco è dominato da posizioni forti — che noi occupammo — e sulle quali fecimo alcune opere di difesa collocandovi i nostri cannoni — Coteste posizioni però sono dominate da alti monti — e quindi girabili —
Il 24 Maggio, il nemico uscì da Palermo, con forze considerevoli, divise in due collonne — La prima veniva per la gran via, che dalla capitale va a Corleone, e nell'interno dell'isola — passando a Parco — La seconda dopo d'aver seguito per un pezzo, la strada di Monreale — traversò la vallata — e minacciò le nostre spalle — fiancheggiandoci alla sinistra — ed avviandosi verso le Portelle di Piana dei Greci —
Io non avrei temuto l'attacco di fronte — ad onta d'esser il nemico assai superiore in forze — ma il movimento alle spalle, per i monti che ci dominavano — mi fece disporre alla ritirata — prima dell'arrivo del nemico —
Ordinai, dunque, la marcia immediata dei cannoni e bagagli per la strada maestra — ed io con un pugno di Picciotti — e la compagnia Cairoli — mi recai ad incontrare per le Portelle, quella seconda collonna, che tentava di tagliarci la ritirata —
Il movimento nostro riuscì a meraviglia — Io giunsi sulle alture, prima che il nemico se ne impadronisse — ed alcune fucilate lo fecero fermare — Dimodocchè io mi trovai con tutte le mie forze a Piana — avendo per lo stradale di Corleone, libero tutto l'interno dell'Isola — e potendo movermi a piacimento —
Le popolazioni di Piana e Parco — ci giovarono moltissimo come ausiliari, e come pratici — massime un Barone Peta del primo paese —
A Piana dei Greci passammo tutto il resto della giornata — lasciando riposare la gente — In quel giorno ebbimo a deplorare la morte del prode giovane Mosto, fratello del Maggiore comandante della compagnia carabinieri Genovesi — che col solito valore, avea ritardato il procedere dei borbonici —