Il valore dei Mille, ed in generale dei difensori di Palermo — era stato grande — Il loro contegno, e quello della popolazione, non s'erano smentiti un momento — Si era disposti, in fatto, di seppellirsi sotto le ruine della bellissima capitale — E conviene confessare: il risultato fu magnifico — e non si poteva sperare di più —

Quando si videro capitolare quei venti milla soldati del despotismo — davanti ad un pugno di cittadini votati al sacrificio, ed al martirio, se abbisognava — sembrò proprio un portento — poichè, era superba truppa — quella — e che si batteva bene —

Giubilate pure — uomini, donne, fanciulli — che contribuiste alla liberazione della patria! Palermo libera, e cacciando i tiranni, vale ben la pena d'esser fieri — di giubilare!

La superba capitale dei Vespri — come i suoi volcani manda ben lungi le sue scosse — e crollano al gagliardo suo ruggito, i troni mal fermi della menzogna e della tirannide!

Perdemmo in Palermo il valoroso Tuckery — Ungherese — e ricorderò quando informato le altre preziose perdite —

Tra i prodi nostri feriti — contavano: Bixio, i due Cairoli Benedetto ed Enrico, Cucchi, Canzio, Carini, Bezzi —

3º periodo.

CAPITOLO IX. Melazzo.

La partenza dei borbonici da Palermo, fu una vera festa nazionale — tanto più che secondo condizioni stipulate, essi lasciavano in libertà tutti i prigionieri politici, delle principali famiglie che si trovavano detenuti in Castellamare —

La vista dei cari condannati dal Borbone — che tanto avevan sofferto in orride carceri — riempì di giubilo la popolazione intiera — e l'accoglienza da essa fatta a quei generosi, era commovente —