Io ne fui ritemprato — e da quel momento ogni sintomo di timore — di titubanza, d'indecisione — sparve — militi e cittadini, a gara, rivaleggiavano d'attività, e di risoluzione — Le barricate moltiplicavansi — Ogni balcone — ogni poggiuolo, si copriva di materazzi per la difesa — di sassi, e di projetti d'ogni specie, per schiacciare il nemico —
L'elaborazione della polvere, e la costruzione di cartuccie, si attivavano febbrilmente — Alcuni vecchi cannoni, dissoterrati — non so da dove — apparirono, si montarono, e furono collocati in posizioni convenienti — altri, si comprarono da bastimenti mercantili — Le donne d'ogni ceto aparivano nelle strade ad animare i lavoratori, e coloro che si preparavano alla pugna —
Gli ufficiali Inglesi ed Americani che si trovavano in rada, regalavano i nostri coi loro revolver e fucili da caccia — Alcuni degli ufficiali sardi manifestarono pure della simpatia per la santa causa del popolo — e i marinari della fregata Italiana, bruciavano di divedere il pericolo dei fratelli e minacciavano di disertare — Solo, chi ubbidiva ai freddi calcolatori del ministero di Torino, non si commoveva a tanto spettacolo — e restavano impassibili spettattori della distruzione d'una delle più nobili città Italiane — ed aspettavan ordini! Ossia: già avevan ordini di darci il calcio dell'asino se vinti — e farla da amiconi — se vincitori!
Un giovane Siciliano di famiglia decente — mandato da me a bordo della fregata Sarda — e che vi riuscì con molto pericolo — si udì rispondere: «voi potete esser una spia» in luogo di ottenere alcune munizioni, per cui io lo avevo incaricato —
Comunque, il nemico si avvide della risoluzione nostra e della città... e non si sfida un popolo impunemente — quando deciso di combattere a tutta oltranza — Il despotismo poi, s'inganna molto — ingrassando i suoi proconsoli — che naturalmente, non sanno decidersi ad esporre l'epa in pericolo tra le barricate della canaglia —
Pria di spirare le 24 ore d'armistizio — un nuovo parlamentare mi annunziò il generale Letizia —
Egli mi chiese tre giorni di tregua — non essendo sufficienti le 24 ore per il trasporto dei feriti a bordo — Anche i tre giorni io concessi — ed intanto non si perdeva un secondo all'attivo lavoro della polvere e delle cartuccie — Si continuava il lavoro delle barricate — Le squadre vicine alla capitale ingrossavano le nostre forze — e minacciavano le spalle del nemico — Orsini, coi cannoni rimasti, era giunto pure — e con lui altre squadre — La condizione nostra migliorava ogni giorno — e dava meno voglia ai borbonici di attaccarci —
In una nuova conferenza col generale Letizia — si stipulò la ritirata delle truppe che si trovavano a palazzo reale, ed a Porta Termini, per riconcentrarle tutte ai quattro venti e sul molo — Era per noi tanto di guadagnato —
La sospensione delle ostilità, e la ritirata dei borbonici verso il mare — riempì la popolazione di fiducia, e baldanza — talchè fummo obligati di collocare ai posti avanzati delle camicie rosse[97] per evitare la collisione dei Siciliani colle truppe borboniche — essendo l'odio immenso per quest'ultime —
Si trattò infine della partenza della truppa — non potendo essa certamente rimanere per molti giorni, nelle anguste posizioni occupate — e dello sgombro completto della città e dei forti —