Io udï con pazienza la lettura dei primi articoli della proposta — ma quando il lettore giunse all'articolo umiliante per la città di Palermo — mi alzai sdegnato, e dissi al generale Letizia — ch'egli ben conosceva: aver da fare con gente che sapeva battersi, e che non avevo altra risposta —

Mi chiese egli una tregua di 24 ore per imbarcare i feriti, ch'io accordai, e così fini la conferenza —

Qui v'è da osservare passando, che il capo dei Mille trattatto da Flibustiere, sino a questo punto, divenne a un tratto Eccelenza — titolo con cui egli fu nojato in tutte le transazioni seguenti — e sempre disprezzato — Tale è la bassezza dei potenti della terra, quando colpiti dalla sventura —

La situazione comunque, era tutt'altro che bella — Palermo mancava d'armi, e di munizioni — Le bombe avevano smantellato parte della città — Il nemico stava dentro colle sue migliori truppe — e ne occupava col resto le posizioni più forti — La flotta infilava le strade colle sue artiglierie — ed i cannoni di palazzo reale, e Castellamare l'ajutavano nell'opera di distruzione —

Io rientrai nel palazzo Pretorio, ove trovai i principali cittadini che mi aspettavano — e che coll'acuto sguardo meridionale, cercavano di leggere negli occhi miei le mie impressioni sui risultati delle conferenze —

Esposi francamente le condizioni proposte dal nemico, e non trovai dell'abbattimento — Essi mi dissero di parlare al popolo, assembrato sotto i balconi — e lo feci —

Io lo confesso: non ero scoraggito — e non lo fui, in circostanze forse più ardue — ma considerando la potenza ed il numero del nemico — e la pochezza dei nostri mezzi — mi nacque un po' d'indecisione sulla risoluzione da prendersi — cioè: se convenisse continuare la difesa della città — oppure, rannodare tutte le nostre forze e ripigliare la campagna —

Quest'ultima idea mi passò per la mente come un'incubo — e con dispetto l'allontanai da me — trattavasi d'abbandonare la città di Palermo — alle devastazioni d'una soldatesca sfrenata!

Mi presentai quindi — quasi indispettitto con me stesso — al bravo popolo dei Vespri — e palesai la mia condiscendenza, per tutte le condizioni chieste dal nemico — quando venni però, all'ultima — io dissi: che l'aveva rigettatta con disprezzo!

Un ruggito di sdegno e d'approvazione — surse unanime da quella folla di generosi! E quel ruggito decise della sorte dei millioni! della libertà di due popoli — e decretò la caduta d'un tiranno!