Varie squadre nostre, occupavano gli sbocchi che dalla città mettono alla campagna — dimodocchè la truppa del palazzo reale col suo generale in capo — trovavansi assolutamente isolati — e cominciarono dopo i primi giorni a sentir penuria di viveri, e ad esser ingombri di feriti — Ciò decise il Lanza a far delle proposizioni — la di cui base — era la sepoltura dei morti, che cominciavano ad imputridire, ed il trasporto dei feriti a bordo della flotta — per esser condotti a Napoli —
Ciò richiese un'armistizio di 24 ore — e Dio sa: se noi ne avevimo bisogno — obligati com'eravamo di fabricar polvere e cartucci — che si tiravano appena fabricati —
E qui giova ricordare: che nessun soccorso d'armi, o di munizioni ci venne dai legni da guerra ancorati nel porto e sulla rada — compresa una fregata Italiana — in cui giorni solenni, in cui avressimo pagato a peso di sangue, alcuni mazzi di cartuccie — Se ben ricordo: si comprò un vecchio cannone in ferro da un bastimento Greco —
L'apparizione delle collonne borboniche Van Meckel e Bosco, — che dopo d'aver proseguito verso Corleone in traccia di noi — tornavano sulla capitale — quasi fece cambiare di risoluzione il generale nemico —
Realmente, i due capi suddetti alla testa di cinque a sei milla uomini di truppe scelte — era fatto di molta importanza e che poteva riuscir fatale a noi — Essi delusi nella speranza d'averci sorpresi e dispersi — ed informati all'opposto della nostra entrata in Palermo — ingannandoli — arrivarono bollenti di dispetto — ed assaltarono risolutamente Porta Termini —
Le poche mie forze, e spiegate su tutta la superficie della città — potevano difficilmente presentare il contingente bastevole, per opporsi all'irrompente nemico — Nonostante i pochi nostri che si trovavano verso Porta Termini, si difesero bravamente — ed il terreno ceduto sino a Fieravecchia, fu disputato palmo a palmo —
Avvertito del progresso del nemico da quella parte, io raccolsi alcune compagnie dei nostri — e mi spinsi a quella via —
Cammin facendo, io fui avvertito che il generale Lanza desiderava continuare le trattative a bordo dell'Annibale vascello ammiraglio Inglese — che si trovava sulla rada di Palermo — comandato dall'ammiraglio Mundy —
Io lasciai il comando della città al generale Sirtori mio capo di Stato Maggiore, e mi recai sul vascello suddetto, ove trovai i generali Letizia e Chretien, che venivano per conferire con me, da parte del generale in capo dell'esercito nemico —
Io non ho ora presenti le proposizioni fattemi dal generale Letizia — Ma ben ricordo: trattarsi di cambio di prigionieri, d'imbarco dei feriti sui bastimenti della flotta — permesso di viveri a quelli del palazzo reale — di concentramento delle forze nemiche ai quattro venti — posizione con grandi stabilimenti a contatto col mare — e finalmente un presentazione di rispetto e d'ubbidienza per parte della città di Palermo — a S. M. Francesco II —