Padroni della città, al far del giorno, io dissi al generale Bixio: «Io, salgo sulle alture per scoprire, e vi lascio». Due erano i motivi, che mi spingevano a tale determinazione. Il primo: era di osservare, se rimanevano forze nemiche fuori di Reggio — Il secondo: veder se arrivava la collonna Eberard ch'era rimasta in dietro, e doveva giungere nella mattina —

Appena giunto sulle alture che dominano Reggio, io vidi una collonna nemica, forte di due milla uomini circa — che veniva da tramontana, avanzandosi sulle alture ch'io occupavo — Nel muovermi da Reggio — avevo fatto marciare meco una piccola compagnia di fanteria — e mi accompagnavan pure i tre ajutanti miei: Bezzi, Basso, e Canzio — che tutti furono obligati di moltiplicarsi in quel giorno, per la pocchezza del nostro numero, a proporzione di quello del nemico —

Io avevo collocato la mia piccola forza, sul punto culminante delle colline — ove si trovava la casa d'un colono — ch'io feci ritirare prevedendo un combattimento.

La mia previsione non andò errata: la collonna del generale Ghio, comandante in capo le forze di Reggio — s'avanzava realmente ed era vicinissima. Io posi in situazione di difesa la compagnia suddetta — e mandai per rinforzi nella città.

La posizione era delicata: i nemici eran molti — i miei pochi — e se i borbonici, in luogo di seguire il loro metodo prediletto: di far fuoco avanzando — caricano a dirittura i miei pochi militi — era impossibile di resister loro — ed incerto, l'esito della giornata — Giacchè essendo la città di Reggio, sulla sponda del mare — le colline circostanti la coronano da quasi ogni parte, meno da quella dello stretto — ed essendo i borbonici padroni di tali alture dominanti, e dei forti che si trovavano tuttora in loro potere — facilmente diventava per noi un rovescio — Ma anche questa volta la vittoria doveva sorriderci: giungendo in pochi — ma solleciti, i rinforzi inviati dal generale Bixio — si tennero le alte posizioni, da prima occupate — ed essendo accresciuti i nostri, in numero sufficiente — si caricò il nemico, che abbandonò il campo di battaglia — e si pose in ritirata verso settentrione.

I risultati dei combattimenti di Reggio — furono d'un'importanza somma — Si arresero i forti dopo alcuna difesa — Si rimase padroni d'un enorme materiale, da bocca e da guerra — ed ebbimo come base d'operazione sul continente una piazza, per noi, ben importante.

Nella mattina si perseguì il corpo di Ghio — che capitolò il giorno dopo — lasciando in nostro potere, molte armi minute — ed alcune batterie di campagna.

Si arresero tutti i forti che dominano lo stretto di Messina — compresovi Scilla — nelle vicinanze del quale era sbarcata la divisione Cosenz — che riunita alla divisione Bixio, contribuì alla capitolazione di Ghio.

Qui, devo menzionare una perdita preziosa per la democrazia mondiale — Deflotte, rappresentante del popolo a Parigi nel tempo della Republica — proscritto dal Bonaparte — s'era riunito ai Mille in Sicilia — e passò lo stretto colla divisione Cosenz.

I borbonici, all'annunzio dello sbarco di detta divisione, giunsero al littorale per attaccarla — e si contentarono però: di molestarla con alcune scaramuccie — In una di queste, il nostro Deflotte con un contegno d'intrepidezza ammirabile — fu ferito a morte da piombo nemico.