Il collonnello Antonino Plutino, e vari patriotti Reggiani erano con noi — dimodocchè avevamo delle buone guide. Fecimo varie fermate, durante la notte, per lasciare riposare la gente, e per riunirla — ed alle due della mattina — assaltammo Reggio —

3º periodo.

CAPITOLO XIII. Assalto di Reggio.

L'assalto di Reggio, si eseguì dalla parte delle colline, cioè dall'oriente — ove trovammo poco resistenza per non essere aspettatti da quella parte — Le truppe borboniche si rinchiusero nei forti — dopo d'averci scaricato le loro armi — per cui ebbimo feriti il generale Bixio, il collonnello Pluttino e pochi altri ufficiali e militi — Gli avamposti nemici furono tagliati e parte fatti prigionieri — In quella notte successe uno di quei fatti, che può servire di norma ai giovani militi — e che si deve scansare inesorabilmente.

Io raccomando sempre: nelle operazioni di notte, di non sparare — e non mancai di ripeterlo varie volte in quella stessa notte — prima, e durante la marcia — Ma ad onta delle mie ammonizioni, i miei giovani compagni — mentre erano schierati sulla piazza di Reggio — dopo d'aver fugato il nemico nei forti — un tiro che partì dalle file — e chi dice da una finestra — forse involontariamente — fece sparare i fucili a tutta la collonna, composta di circa due milla uomini, senza vedere un solo nemico.

Io, che mi trovavo a cavallo, in mezzo a quel quadrato di tempesta — l'ordinanza della gente era in quadrato come la piazza — mi gettai giù, con una sola venturosa palla nel capello.

Non è la prima volta ch'io vedo tale sconcio, veramente vergognoso per dei militi — che al coraggio devono sempre aggiungere il sangue freddo — Sconci, che quando non sono accompagnati dalla fuga sono rimediabili — come successe in questa circostanza — Ma quando il panico si complica colla fuga — e qualche volta da certi codardi — col «salva chi può» allora ciò diventa proprio roba disonorevolissima — non da castigarsi colla fucilazione, ma a legnate ed a calci!

«Cavalleria! Cavalleria!» io ho udito gridare dalla canaglia — e quel grido aver per conseguenza la fuga di giovani militi non sperimentati — che trascina poi sovente i provetti con loro — Ed uomini cui succedono tali vergogne — devono desiderare naturalmente: sia la codardia loro, coperta dalle tenebre della notte — perchè, se di giorno — essi avranno il soghigno — il disprezzo — anche delle abitatrici di lupanari.

Ma stolti che sono! Se vi fosse realmente della cavalleria — ciocchè non succede generalmente nei panici — cagionati per lo più da cause frivole — ¿Non sarebbe meglio ricevere tale cavalleria, alla punta del moschetto — che col piatto delle spalle — essendo la cavalleria — veramente temibile per la gente che fugge?

Una carica di cavalleria, per le strade, o piazze d'una città — con cui una ventina d'uomini a cavallo, disperdono moltitudini di migliaia — Ma un individuo solo a piedi, col suo fucile, mettendosi lateralmente alla strada, alla piazza — in una porta — o dietro un pilastro — punta un cavaliere qualunque — e li porta via la punta del naso — in caso non abbia voglia di rovesciarlo — In ogni modo i panici — a cui vanno soggetti, massime i meridionali — sono disonorevoli a qualunque classe di militi — e l'unico miglior rimedio: si è di procurare non sparino i militi — cioè: sparino poco di giorno — e meno ancora di notte.