Io voglio narrare un'incidente curioso successo a Giardini pria della nostra partenza per Calabria —
Giunto in quel punto della costa orientale Siciliana, vi trovai il generale Bixio, occupato ad imbarcare parte della sua gente e la brigata Eberard — a bordo dei due piroscafi Torino e Franklin —
Il magnifico Torino aveva già molta gente a bordo, ed era in buonissimo stato — Il Franklin all'incontro andava a pico, era quasi pieno d'acqua — ed il macchinista, protestava che non poteva seguire viaggio in tale stato —
Da ciò Bixio si trovava molto contrariato — e si disponeva a partire col Torino solo — Io però, essendo stato a bordo al Franklin — ed avendo fatto gettar in mare quasi tutti gli ufficiali di bordo — sommergersi e cercare se potevano trovare la falla[103]. Mandai — nello stesso tempo — sulla costa per avere degli escrementi di animali erbivori — e con quelli fare della purina[104] — ciocchè stagnò alquanto il legno — radolcì il macchinista — e sapendosi che io stesso andrei col Franklin — si cominciò ad imbarcare il resto della gente — e verso le 10 p. m. navigammo verso la costa di Calabria — ove si giunse felicemente —
3º periodo.
CAPITOLO XII. Sul continente Napoletano.
Circa alla fine d'Agosto 1860 — e verso le 3 a. m. d'una bella giornata aprodammo sulla spiaggia di Melito — All'alba era tutta la gente in terra con armi e bagagli — e senza l'arenamento del Torino — che non potè uscire, ad onta degli sforzi fatti dal Franklin per tirarlo fuori — potevasi in quello stesso giorno procedere verso Reggio —
Alle 3 p. m. comparvero tre vapori borbonici capitanati dal Fulminante — e cominciarono a cannonegiare, gente, vapore, ed ogni cosa — Provarono di metter fuori il Torino — ma non potendovi riuscire lo incendiarono — Il Franklin era partito e fu salvo —
Verso le 3 della mattina, del giorno seguente lo sbarco, noi marciammo su Reggio — Passammo il capo dell'Armi, per lo stradale, e meriggiammo vicino un villagio, che si trova tra quel capo — e la bella sorella di Messina — La squadra nemica osservava i nostri movimenti —
Verso sera, ripresimo la marcia su Reggio — e giunti ad una certa distanza della città — obliquammo a destra per sentieri remoti, evitando così, gli avamposti nemici, che ci aspettavano sullo stradale.