Il nido monarchico, ancor caldo, venne occupato dagli emancipatori popolani — ed i ricchi tapeti delle reggie, furon calpestati dal rozzo calzare del proletario.

Esempi questi, che dovrebbero servire — a qualche cosa, anche per i governi — che falsamente si titolano riparatori — almeno al miglioramento della condizione umana — ma che non servono per l'egoïsmo, l'albagìa, la cocciutaggine degli uomini del privilegio — che non si correggono nemmeno quando il leone popolare, spinto alla disperazione, rugge alle loro porte, per sbranarli con ira selvaggia, ma giusta, ma figlia dell'odio seminato dalla tirannide —

A Napoli, come in tutti i paesi percorsi dallo stretto di Messina — le popolazioni furono sublimi d'esaltazione e d'amor patrio — ed il loro imponente contegno — contribuì certo moltissimo, a sì brillanti risultati.

Altra circostanza ben favorevole alla causa nazionale — fu il tacito consenso, della marina militare borbonica — che avrebbe potuto: se intieramente ostile, ritardare molto il nostro progresso verso la capitale — E veramente i nostri piroscafi trasportavano liberamente i corpi dell'esercito meridionale, lungo tutto il littorale Napoletano, senza ostacoli — ciocchè non avrebbero potuto eseguire con una marina assolutamente contraria.

In Napoli più potente che a Palermo, aveva il Cavourismo lavorato indefessamente — e vi trovai non piccoli ostacoli — Corroborato poi dalla notizia: che l'esercito Sardo invadeva lo stato pontificio, esso diventava insolente.

Quel partito basato sulla corruzione — nulla avea lasciato d'intentato — Esso s'era lusingato pria, di fermarci al di là dello stretto — e circoscrivere l'azione nostra nella sola Sicilia — Perciò aveva chiamato in sussidio il magnanimo padrone — per cui già un vascello della marina militare Francese era comparso nel Faro — Qui ci valse immensamente il veto di Lord John Russel — che in nome d'Albion imponeva al sire di Francia: di non mischiarsi delle cose nostre.

Ciocchè più mi urtava nei maneggi di cotesto partito — era di trovarne le traccia in certi individui che mi erano cari, e di cui mai avrei dubitato. Gli uomini incorrutibili, erano dominati coll'ipocrita, ma terribile pretesto della necessità! La necessità d'esser codardi! La necessità di ravvolgersi nel fango, davanti ad un simulacro di effemera potenza — e non sentire, non capire, la robusta, imponente, maschia volontà d'un popolo che volendo essere ad ogni costo — si dispone a frangere cotesti simulacri insettivori, e disperderli ne letamajo da dove scaturirono.

Cotesto partito, composto di compri giornali, di grassi proconsoli, e di parassiti d'ogni genere — sempre pronti a servire — con ogni specie d'abbassamento e di prostituzione — chi lo paga — e pronto sempre a tradire il padrone quando questi minaccia di crollare — quel partito dico: mi fa l'effetto dei vermi sul cadavere — il loro numero ne segna il grado di putridume! In ragion diretta del numero di questi vermi — si può valutare la corruzione d'un popolo!

Io ebbi a soffrire delle mortificazioni da quei signori, che da protettori la facean, dopo le nostre vittorie — e che il calcio dell'asino, ci avrebbero dato — come lo diero a Francesco II — se sconfitti — mortificazioni ch'io certo, non avrei tolerato — se d'altro trattatto si fosse, che della causa santa dell'Italia.

Per esempio, giungono due battaglioni dell'esercito Sardo, non dimandati — Il di cui scopo reale, era: il non lasciar fuggire la preda della ricca Partenope, ed assicurarla — col pretesto però di porli ai miei ordini — se richiesti — Io li chiedo — e mi si risponde: che devesi ottenere il beneplacito dell'ambasciatore — questo, consultato — risponde: che si deve chiedere il permesso a Torino!...