Ed i miei prodi compagni — si battevano, e vincevano sul Volturno — Non solamente senza il concorso di un solo soldato di truppa regolare — ma privi dei contingenti che la gioventù generosa di tutta Italia, voleva inviarci — e che Cavour e Farini trattenevano od imprigionavano.

I pochi giorni passati in Napoli — dopo l'accoglienza gentile, fatami da quel popolo generoso — furon piutosto di nausea — giustamente per le mene e sollecitudini, dei sedicenti cagnotti delle monarchie — che altro non sono in sostanza, che sacerdoti del ventre — Aspiranti immorali e ridicoli — che usarono i più ignobili espedienti per rovesciare quel povero diavolo di Franceschiello — colpevole solo d'esser nato sui marciapiedi d'un trono — rovesciarlo, per sostituirlo del modo che tutti sanno.

Tutti sanno le trame d'una tentata insurrezione — che doveva aver luogo prima dell'arrivo dei Mille — e per toglier loro il merito di cacciar il Borbone — e farsene belli poi, presso l'Italia — con poca fatica e merito — Ciò poteva benissimo eseguirsi — se coi grassi stipendi, la monarchia sapesse infondere nei suoi agenti — un po più di coraggio — e meno amor per la pelle — Non ebbero il coraggio di una rivoluzione, i fautori Sabaudi — ed era allora tanto facile di edificare sulle fondamenta altrui — eppure sono maestri in tali apropriazioni — ma ne avevan molto per intrigare — tramare — sovvertire l'ordine publico — e quando nulla avean contribuito alla gloriosa spedizione — oggi, che poco rimaneva da fare — ed era divenuto il compimento facile — la smargiassavano da protettori ed alleati nostri — sbarcando truppe dell'esercito sardo in Napoli — (per assicurare la gran preda s'intende) e giunsero al punto di protezionismo — da inviarci due compagnie dello stesso esercito, il giorno dopo la battaglia del Volturno, il 20 ottobre —

Sempre il calcio dell'Asino!

Trattavasi di rovesciare una monarchia per sostituirla — senza volontà, o capacità di far meglio per quei poveri popoli — ed era bello, veder quei magnati di tutti i despotismi — usar ogni specie di malefica influenza — corrompendo l'esercito, la marina, la corte, i ministeri — servendosi di tutti i mezzi i più subduli — per ottenere l'intento indecoroso.

Sì! era bello il barcamenare di tutti cotesti satelliti, facendola da alleati del re di Napoli consigliandolo — cercando di condurlo a trattative fraterne ed attorniandolo d'insidie, e di tradimenti — E se non avessero tanto temuto per la brutta loro pelle — essi potevano presentarsi all'Italia come liberatori.

Che bello! se potevano far stare con tanto di naso, i Mille, e tutta la democrazia Italiana — Ma sì! sono i bocconi fatti che piacciono a cotesti liberatori dell'Italia, a grandi livree.

Anche a Palermo — com'era naturale — tramavano i fautori Cavouriani — e gettavano contro i Mille la diffidenza tra la popolazione — spingendola ad un'annessione intempestiva.

Essi mi obligarono di lasciare l'esercito sul Volturno — alla vigilia di una battaglia — per recarmi a Palermo — e placare quel bravo popolo, suscitato da loro — Assenza che costò all'esercito meridionale — la sconfitta di Cajazzo — unica, in tutta quella gloriosa campagna.

3º periodo.