Disimpegnatomi dalla mischia in cui m'ero trovato per un momento — io m'incamminai coi miei ajutanti verso S. Angelo — credendo: esser il nemico solo alla sinistra nostra — ma procedendo verso le alture mi accorsi presto esserne il nemico padrone — ed alle spalle della nostra linea — Erano certamente i battaglioni borbonici — che di notte — per le strade coperte — di cui ho già fatto cenno — avean tagliato la nostra linea, e s'eran portati dietro di noi nell'alto. Senza perder tempo, raccolsi quanti militi mi cadettero sottomano, e ponendomi per le vie della montagna, cercai di girarlo al dissopra —

Mandai nello stesso tempo una compagnia Milanese ad occupare la sommità del Tifate — o S. Nicola che domina tutte le colline di S. Angelo —

Detta compagnia, e due compagnie della brigata Sacchi, ch'io avevo chiesto, e che comparirono opportunamente — fermarono il nemico — che si disperse, e di cui si fece una quantità di prigionieri — Io potei allora salire sul monte S. Angelo — da dove vidi la pugna, fervere energicamente su tutta la linea da S. Maria a S. Angelo — ora favorevole a noi — ed ora i nostri piegando davanti all'impulso delle masse nemiche —

Da vari giorni — da monte S. Angelo — ove tutto potevo discernere nel campo nemico — molti indizi mi anunziavano un'attacco; e perciò io non mi ero lasciato allettare, dalle differenti dimostrazioni fatte dal nemico sulla destra, e sulla sinistra nostra — il di cui motivo principale, era quello di obligarci ad allontanare delle forze nostre dal centro — ove esso pensava dirigere, i maggiori suoi sforzi —

E ben ci valse — poichè i borbonici, impiegarono contro di noi nel 1º Ottobre, quanta forza disponibile ancora — avevano in campo e nelle fortezze — e per fortuna ci attaccarono simultaneamente su tutte le posizioni — nell'estensione della linea nostra — Dovunque si combatteva, e con molta ostinazione da Maddaloni a S. Maria —

A Maddaloni, dopo varia fortuna — il generale Bixio — avea respinto vittoriosamente il nemico. A S. Maria, ove il generale Milbitz fu ferito — fu pure respinto — ed in ambi i punti lasciò prigionieri, e cannoni —

A S. Angelo successe lo stesso dopo un combattimento di più di sei ore — ma essendo le forze nemiche tanto imponenti in quel punto — esse eran rimaste con una forte collonna, padrone delle comunicazioni tra cotesto punto e S. Maria — dimodocchè, per portarmi alle riserve, ch'io avevo chiesto al generale Sirtori — e che colla via ferrata dovevano giungere da Caserta a S. Maria — io fui obligato di fare un giro a levante dello stradale e giunsi in S. Maria dopo le 2 p. m.

Le riserve da Caserta, giungevano in quel momento — e le feci schierare in collonna d'attacco sullo stradale che mette a S. Angelo — La brigata Milano in testa, sostenuta dalla brigata Eber — ed ordinai in riserva parte della brigata Assanti — Spinsi pure all'attacco i prodi Calabresi di Pace, che trovai tra le piante sulla mia destra — e che combatterono pure splendidamente —

Appena uscita la testa di collonna dal folto — che copre lo stradale vicino S. Maria — verso le 3 p. m., essa fu scoperta dal nemico, che cominciò a tirarci delle granate — ciocchè cagionò un po di confusione tra i nostri — ma per un momento — ed i giovani bersaglieri Milanesi, che marciavano avanti — al tocco di carica, si precipitarono sul nemico —

Le catene dei bersaglieri Milanesi furon tosto seguite da un battaglione della stessa brigata — che caricò impavidamente il nemico, senza fare un tiro come aveva l'ordine.