Io non narrerò i combattimenti parziali — eseguiti nei monti, e ve ne furono dei ben gloriosi, a cui certamente non ho potuto assistere — Dirò soltanto che nel 21, il nemico, per mascherare il serio movimento su Bezzeca, aveva accennato con una forza rispettabile, anche su Condino — ove il prode generale Fabrizi — capo di Stato Maggiore lo respinse colla brigate Nicotera e Corte — ed alcuni pezzi di artiglieria —

Anche su Molina, verso il lago di Garda — vi furono due impegni col nemico — in varie circostanze, in cui alcune compagnie del 2º reggimento combatterono valorosamente —

Dopo il 21 — non comparì più il nemico — ed avendo spinto il colonnello Missori, colle sue guide — in avanti di Condino in esplorazione — seppi esser disoccupata tutta la valle sino ai forti di Lardaro — Lo accennare, ed operare, verso la nostra sinistra — per la valle Giudicaria — come si fece — avea per oggetto la congiunzione della collonna Cadolini — che lasciando val Camonica, si dirigeva verso noi, per le valli di Fumo, e di Daone —

Contemporaneamente ai combattimenti di Bezzeca e Condino — ne avveniva uno alla nostra sinistra — nei monti — ove il maggiore Erba — con distaccamento — credo del primo reggimento — si era sostenuto contro una forza superiore di nemici — Ciocchè prova — esser molto numerosi gli Austriaci che ci stavano di fronte —

Sgombra di nemici, la valle Giudicaria — la giunzione con Cadolini fu facile — e riconosciuti i forti di Lardaro — io decisi un movimento per la destra su Riva ed Arco — e già si prendevano disposizioni, per rinforzare il generale Haug, incaricato di quell'ala, e di tale operazione — Ma l'ordine del 25 Agosto, di sospendere le ostilità, ci colpì al principiare di quella mossa — La campagna del 66 — è così impronta di eventi sciagurati — che non si dire: se si debba imprecare alla fatalità — o alla malevolenza di chi la dirigeva — Il fatto sta: che dopo d'aver faticato tanto, e sparso tanto sangue prezioso, per giungere a dominare le valli del Tirolo — al momento di raccogliere il frutto delle nostre fatiche — noi fummo arrestati, nella marcia nostra vittoriosa — Non si terrà tale asserzione per esagerata — quando si sappia: che il 25 Agosto — giorno in cui ci fu imposta la sospensione d'armi — non si trovavan più nemici sino a Trento — che Riva si abbandonava, gettando i cannoni della fortezza nel lago — che per due giorni, non si potè trovare il generale nemico — a cui si doveva partecipare la sospensione — che il 9º reggimento nostro, già scendeva dai monti, alle spalle dei forti di Lardaro, senza nessun ostacolo — naturalmente — giacchè tutta la guarnigione di quei forti, consisteva in meno di una compagnia — Infine, che il generale Khun comandante supremo delle forze Austriache nel Tirolo — in un'ordine del giorno, anunciava: che non potendo difendere il Tirolo Italiano si ripiegava alla difesa del Tirolo Tedesco —

In quel giorno il generale Medici, dopo i suoi brillanti fatti d'armi nella val Sugana — trovavasi a pochi chilometri da Trento — Il generale Cosenz lo seguiva colla sua divisione — e certo in due giorni — noi potevamo effetuare la nostra giunzione sulla capitale del Tirolo con 50 milla uomini — Insuperbiti dai nostri vantaggi — ed ingrossati dalle numerose bande, che già si formavano nel Cadore, Friuli ecc. — cosa non avressimo potuto tentare! Invece, io sono qui ad insudiciar carta perchè i venturi sappino delle nostre miserie. Un'ordine del comando supremo dell'esercito — intimava la ritirata, e lo sgombro del Tirolo — Io rispondevo: «Ubbidisco» parola che servì poi alle solite querimonie della Mazzineria — che come sempre: voleva ch'io proclamassi la Repubblica — marciando su Viena, o su Firenze —

In tutta la campagna del 66 — io fui molto secondato dai miei ufficiali superiori — non potendo io stesso, dovutamente assistere, ai movimenti ed operazioni di guerra — per essere obligato in carozza — Chiassi, Lombardi, Castellini, e i tanti prodi caduti in quella campagna — riscattarono, col loro nobile sangue, i nostri fratelli schiavi — che l'Italia, certamente non abbandonerà più allo straniero fosse egli il diavolo! —

Anche in questa — alcune buone carabine — ci giunsero a guerra finita — e fermo il dire!

Dal Tirolo ci ritirammo a Brescia — ov'ebbe luogo il scioglimento dei volontari — e quindi il mio ritiro a Caprera —

P. S. Qui pure io devo ricordare alla gratitudine de' miei concittadini il collonnello Chambers — Inglese, che mi servì d'ajutante di campo nella campagna del 66 —