M'imbarcai, ed attraversammo in sei lo stretto che divide la Maddalena dalla Sardegna — Giunti sul territorio della Sardegna, e rimandata la barca alla Maddalena — vi passammo il resto della notte in una Conca,[113] vicino allo stazzo[114] di Domenico N. e verso le 6 p. m. del 16 — dopo d'aver riuniti tre cavalli — c'incamminammo — metà a piedi in principio, e tutti a cavallo poi — traversammo i monti della Gallura, il golfo ed il paese di Terranova — ed all'albeggiare del 17, ci trovammo sulle alture che dominano il porto di S. Paolo —

Non trovando in Porto di S. Paolo, il legno — che Canzio e Vigiani vi dovevano tenere — passammo la mattinata nello stazzo di Nicola — ed il capitano Cuneo, ad onta della stanchezza di quindici ore di cavallo, si spinse verso ostro a porto Prandinga — ove ci aspettavano i nostri amici — colà giunti felicemente dopo molte peripezie — colla paranzella S. Francesco

Prima di lasciare la Sardegna, io devo una parola di lode e di gratitudine, ai buoni amici che mi facilitarono la liberazione —

I capitani Giuseppe Cuneo e Pietro Suzini si adoperarono a mio favore d'un modo veramente lodevolissimo — Buoni, coraggiosi e molto pratici, essi ci servirono di guida, di consiglio — ed affrontando con noi, i disagi, le fatiche, ed il rischio — non ci vollero lasciare, senonchè dopo d'averci accompagnati sul S. Francesco

Domenico N. del primo stazzo — tolse il solo materazzo che aveva dal letto ove giaceva la moglie inferma — e lo portò nella Conca per accomodarvi il mio letto — con alcuni cussini — Tale è l'ospitalità Sarda — Egli fu operosissimo nel procurarci tutti i cavalli necessari — senza i quali, sarebbe stato quasi impossibile il nostro viaggio attraverso i monti della Gallura — Nicola dello stazzo di porto S. Paolo — subito che m'ebbe conosciuto, ad onta del mio travestimento, e della barba e capelli tinti — mi accolse con quella franchezza, e benevolenza — che distingue il ruvido, ma generoso e fiero pastore Sardo — Io sono innamorato del popolo Sardo in generale — ad onta di difetti che le si attribuiscono e sono certo — che con un buon governo — che volesse veramente occuparsi della prosperità, e progresso di cotesto buona, ma poverissima popolazione — si potrebbe fare di essa, una delle prime — ricca com'è d'intelligenza e di coraggio —

Grande ed ubertosissima terra — un vero Eden, si farebbe della Sardegna — oggi un deserto — ove la miseria, lo squallore, la mal'aria sono impronte sulle caratteristiche fisionomie degli abitatori — Il governo che per disgrazia di tutti, regge la penisola, appena sa se esiste una Sardegna — occupato com'è a preparare una schifosa reazione, e ad impiegare i tesori dell'Italia — a comprare spie, poliziotti, preti, e simile canaglia — demoralizzando e rovinando l'esercito, per compiere le voglie libidinose del Buonaparte — di cui non è che una miserabile prefettura (1867) —

Il 17 Ottobre 1867, alle 2 p. m. circa, io abbracciavo affetuosamente, i cari Canzio e Vigiani, a bordo della paranza S. Francesco — Essi aveano compiuto una difficilissima missione — affrontando disagi e perigli per liberarmi —

Alle 3 p. m. dello stesso giorno, si salpava, e con vento da Scirocco, mediocre — dopo una bordata, la paranza navigava fuori di Tavolara, con prora a Tramontana quarta a Greco —

Il 18 verso i meriggio, avvistammo Monte Cristo, e nella notte stessa entrammo nello stretto di Piombino —

Il 19 albeggiò minaccioso, con vento forte da Ostro e Libeccio con pioggia — Tale circostanze favorirono il nostro approdo a Vado — tra il canale di Piombino e Livorno —