Cotesto assalto prova abbastanza: a qual punto trovavasi il morale della gente ch'io comandava — pria della propaganda Mazziniana che invitava i volontari a tornare a casa per proclamare la Republica —

Passammo il giorno 24 Ottobre — come abbiamo detto — a cingere Monterotondo — preparare fascine e zolfo per incendiare la porta di S. Rocco — e prendere tutte quelle disposizioni d'assalto, che si poterono —

Le tre collonne comandate da Salomone, Caldesi, Valsania e Menotti — meno alcune osservazioni verso la via Romana, da dove potevano giungere soccorsi ai nemici — s'erano massate per l'assalto decisivo di porta S. Rocco —

Frigezy doveva attaccare simultaneamente la città, da levante — e possibilmente incendiarvi pure la porta del castello —

L'attacco era deciso per le 4 a.m. del 25 — I nostri poveri volontari, nudi, affamati, e bagnate le poche vesta si erano sdrajati sull'orlo delle strade, che le dirotte pioggie dei giorni antecedenti aveano colme di fango — e rese quasi impraticabili — Pure spossati dalla stanchezza anche nel fango si sdrajavano quei bravi giovani! Io confesso: ero quasi disperato di poter far rialzare quei soffrenti per l'ora dell'assalto — e volli dividere la loro miserabile situazione sino verso le 3 a.m. seduto tra loro —

A quell'ora, gli amici che mi attorniavano, mi chiesero: ch'io entrassi un momento nel convento di S. Maria, distante pochi passi, per sedermi all'asciuto — e mi condussero, unico sedile, in un confessionale — ove stetti pochi minuti.

Non appena seduto, ed apogiate le spalle addolorate dal star molto tempo in piedi — quando un rumore come di tempesta — un grido solenne d'una moltitudine dei nostri, che si precipitavano nell'uscio della porta ardente mi fece risaltare, e correre con quanta celerità potevo verso la scena d'azione — gridando anch'io: «Avanti!» —

Incendiata intieramente la porta, colpita da due piccoli nostri cannoncini, che sembravan due canocchiali — e non presentando più, che un mucchio di rovine ardenti — di cui si aspettava l'estinzione — i nemici ritentavano di barricadarla nuovamente — e perciò cominciavano ad avvicinarvi, carri, tavole, ed altri oggetti d'ostruzione — Ciò però non garbava ai nostri, cui tanta fatica e pericolo avea costato lo incendiarlo — Il primo oggetto che si presentò alla porta spintovi dai zuavi, fu un carro — ma non ebbero tempo di metterlo a posto — Una scintilla elettrica, eroica, si sparse come il fulmine nelle fila dei patriotti — e furibondi, si precipitarono nell'uscio ardente come energumeni —

Altro che stanchi, spossati, e affamati! — Non avevo forse già visto operar dei miracoli a cotesta gioventù Italiana! Diffidarne era un delitto — roba da vecchio decrepito!

Non valsero ad arrestarli, il carro attraversatto — i rottami ardenti, ammonticchiati sulla soglia — una grandine di fucilate, che pioveva da tutte le direzioni — Essi mi facevano l'effetto d'un torrente, che rotti gli argini ed i ripari — si precipita nella campagna —